Carl Brave – Acoustic Live 2026 // Settembre Rendese (Rende – CS)

Il servizio fotografico e il racconto della serata è stato realizzato da Paolo Porco (Paolo Porco Fotografo Progetto Pmf)

Il concerto di Carl Brave in occasione della Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici e inserito all’interno del programma del Settembre Rendese è stato un successo assoluto.

Un live acustico intenso e sincero. Da Carl Brave non ci si aspettava altro, e lui non ha assolutamente deluso le aspettative. Anzi. In una Piazza Vermicelli gremita all’inverosimile, nel cuore dell’ Università della Calabria, luogo dove da sempre i giovani coltivano sogni e speranze, Carl ha saputo parlargli in maniera diretta con i suoi testi e le sue canzoni che parlano di vita vissuta e da vivere, di lacrime e sorrisi, di discese ardite e risalite come direbbe il buon Battisti.

Non ho citato Lucio a caso. Non per fare paragoni impossibili, sia chiaro. Piuttosto per invitarvi a ragionare sul fatto che, si, quello di Carl Brave può essere considerato assolutamente cantautorato cosi come lo era quello di Lucio. Sicuramente, nella discografia italiana attuale, ci sono tantissimi polli da batteria. Artisti obbligati a sfornare canzoni in serie, orecchiabili, fruibili, ma spesso con poco da dire, sacrificate sull’altare del mainstream.

Ecco, Carl non è cosi. Si, i featuring al suo attivo sono numerosissimi, ma nessuno è un tormentone nell’accezione negativa del termine. La differenza sta nel fatto che Carl, prima di tutto, è un ottima penna. Sa scrivere e trattare gli arogmenti con un linguaggio, e ovviamente un sound, tale da arrivare ai ragazzi senza sovrastrutture. Anche le sua aria scanzonata aiuta. Da uno così, che non se la tira, che ha il gusto ancora di sorridere e di schernirsi, un consiglio lo accetti, una storia la ascolti, anche e soprattutto sotto forma di canzone.

Il live in chiave acustica accentua ancora di più questo aspetto. Quello a cui ho assistito è stato un concerto oserei dire confidenziale. Ma non per questo le canzoni sussurate, nude, perdono di effetto o incisività. Anzi.

L’empatia col pubblico era palpabile sin dall’inizio anche per uno come me che, anche solo per anagrafe, col contesto c’entrava poco. Superfluo dire che canzoni come Posso, Fotografie, Spigoli o Makumba siano state liturgicamente cantate a squarciagola parola per parola. Ma, lasciatemelo dire, da sottopalco, la differenza non era nella voce dei ragazzi. La differenza, da quella mia postazione privilegiata, l’hanno fatta gli occhi. Negli occhi di quei ragazzi potevi arrivare a vederci le storie che, dal lato opposto, la voce di Carl raccontava cantando in una sorta di biunivocità perfetta.

Credetemi che non è assolutamente scontato suscitare emozioni del genere, soprattutto in una generazione che spesso tende alla disillusione. Ricordiamocelo la prossima volta che magari storceremo il naso quando sentiremo la parola cantautorato accostata ad artisti del calibro di Carl Brave.