Queen At The Opera – 10th Anniversary Tour // Auditorium Conciliazione (Roma)

Il servizio fotografico della serata è stato realizzato da Salvatore Marando (Facebook | Instagram).

Forever Is Our Today! Se molti fan dei Queen non hanno avuto la grande fortuna di assistere personalmente ad un concerto del grandioso gruppo inglese, Queen At The Opera offre la possibilità di andarci molto vicino. Giovedì 13 marzo, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, ho assistito alla prima delle quattro serate del complesso, formato da un’ orchestra di più di 20 elementi, diretti dal Maestro Piero Gallo, che ha curato tutti gli arrangiamenti, il tastierista Riccardo Di Paola, il batterista Manuel Moscaritolo, il bassista Daniele Pulpito, il chitarrista Andrea Inglese, le voci di Francesco Montori, Alessandro Marchi, Federica Morra, Luana Fraccalvieri e il soprano lirico
Giada Sabellico.

Il numeroso e talentuoso complesso ha offerto al pubblico una meravigliosa esecuzione dei più grandi successi del gruppo capitanato da Freddie Mercury, pur mantenendo un’ identità personale, arricchendo le celeberrime canzoni con variazioni godibili e non scendendo nella
piatta imitazione, dal vestiario alle interpretazioni, che restano sempre personali.

La serata si apre con l’acrobatica One Vision, che già sfoggia le capacità di ogni artista, per poi continuare con altri grandissimi successi, esaltando individualmente tutti i cantanti, che prestano le loro voci a turni, o in duetti, che comunque lasciano lo spazio ad ogni voce. Tra petali di fiore di ciliegio Alessandro Marchi emoziona nella sua resa di In My Defence, uno dei pezzi presi dalla carriera solista di Mercury. E a proposito della sua carriera fuori dai Queen, nel pezzo dopo, The Fallen Priest, conosciamo la meravigliosa voce del soprano Giada Sabellico, che interpreta le parti di Montserrat Caballé, in celebrazione dell’album Barcelona del 1988, dove il frontman dei Queen e il soprano spagnolo unirono culture, esperienze, lingue e generi, segnando un’importante parabola della carriera solista di Mercury.

Un’altra particolare interpretazione è quella della celebre Hammer To Fall, resa inizialmente in un’intima versione acustica, per poi sfociare nella sua originale anima hard rock alla seconda strofa. L’emozione non finisce, poiché il complesso colpisce con notevoli interpretazioni di canzoni come Who Wants To Live Forever e Barcelona, ma ai più affezionati (me compresa) la lacrima scende soprattutto durante l’esecuzione di No One But You (Only The Good Die Young), brano scritto nel 1998 dal chitarrista Brian May come omaggio al frontman del
gruppo, scomparso prematuramente il 24 novembre 1991, a soli 45 aanni.

Le lacrime si asciugano presto da sole, mentre il gruppo intona la frase Tonight I’m gonna have myself a real good time con il pianoforte al seguito: è il momento di Don’t Stop Me Now, e i carichissimi cantanti si buttano per la prima volta in mezzo al pubblico, che canta e balla su ogni parola. In seguito, un apprezzatissimo assolo del batterista Manuel Moscaritolo.

Siamo quasi giunti alla fine della serata, in cui il gruppo intona i successi più noti dei Queen, iniziando con una bellissima resa di Innuendo, con approcci molto creativi e particolari, come la sostituzione della chitarra Flamenco con gli archi dell’orchestra. Sono in momenti come questi che la già arricchente presenza dell’orchestra si fa sentire ancora di più, incorniciata da immagini di forza e rinascita, come la fenice sullo sfondo, per una canzone che più che mai esalta il concetto di libertà e, quasi, di immortalità. Passando per energiche rese di brani come I Want To Break Free, Under Pressure, The Show Must Go On e Crazy Little Thing called Love, che fanno ballare l’intera sala, si arriva
alla regina della musica, l’eterna Bohemian Rhapsody. Il brano viene eseguito nella sua interezza, senza tralasciare nemmeno la parte operistica, che nemmeno i Queen eseguivano nei live!

Più avanti, i cantanti coinvolgono il pubblico in un gioco, invitando tutti a stare in piedi, ad accendere le torce dei telefoni e rispondere ai vocalizzi di Alessandro Marchi, come omaggio a Freddie Mercury, celebre per il coinvolgimento richiesto ad ogni concerto al pubblico.
Il concerto riprende, la musica continua sulle note di altri successi radiofonici del quartetto inglese, come Friends Will Be Friends e We Will Rock You.

Il concerto si chiude come chiudevano sempre i Queen, ovvero, con l’immortale We Are The Champions, in un’esecuzione emozionante ed imponente. A questo punto, la serata sembra davvero finita: tra presentazioni e battute, il complesso saluta il pubblico. Tutto ciò, solo per tornare poco dopo per un bis. E che bis! La canzone che sigilla davvero la serata è Somebody To Love, che coinvolge il pubblico più che mai. Per un attimo, sul palco ci siamo tutti, e spero che ognuno avesse qualcuno da amare con cui salirci, in quel momento.

In conclusione, possiamo dire che Queen At The Opera offre una bellissima resa della discografia dei Queen, ed è decisamente un’esperienza emozionante e coinvolgente per i grandi fan del gruppo, ma anche per i meno appassionati, per via dell’ altissima qualità delle
interpretazioni e per la scelta dei brani più celebri.

Ecco la scaletta della serata:

  • One Vision
  • A Kind Of Magic
  • Headlong
  • Killer Queen
  • Bicycle Race
  • In My Defence
  • The Fallen Priest
  • Tie Your Mother Down
  • Hammer To Fall
  • Who Wants To Live Forever
  • It’s A Hard Life
  • Barcelona
  • No One But You (Only The Good Die Young)
  • Don’t Stop Me Now
  • Innuendo
  • How Can I Go On
  • I Want It All
  • Love Of My Life
  • I Want To Break Free
  • Another One Bites The Dust
  • Under Pressure
  • The Show Must Go On
  • Crazy Little Thing Called Love
  • Bohemian Rhapsody
  • Radio Gaga
  • Friends Will Be Friends
  • We Are The Champions
  • Somebody To Love


Aurora Marando