Visto per voi…Bohemian Rhapsody

Se si fosse chiamato We Will Rock You, o We are the Champions, o magari Another one bites the Dust, sarebbe stato diverso. Ma si chiama Bohemian Rhapsody e a noi piace pensare che i titoli abbiano un senso.

Bohemian Rhapsody – Rami Malek
Bohemian Rhapsody – Rami Malek

Più o meno volontariamente, il film segue l’andamento del pezzo che gli dà il titolo, dividendosi agilmente in una struttura classica in tre atti. Tra parentesi, ce ne fossero di pellicole così, in un’epoca in cui fin troppo spesso i film, specie i kolossal, sembrano una serie di scene realizzate impeccabilmente dal punto di vista tecnico, magari spettacolari, ma completamente slegate tra loro. Ad ogni modo, i fan dei Queen – ma anche i detrattori, e anche i neutrali, perché Bohemian Rhapsody è un pezzo che è impossibile non aver mai ascoltato almeno una volta nella vita – conoscono bene la struttura di quel magistrale blocco di musica che definire ‘canzone’ sarebbe riduttivo: prima parte piano e voce, nostalgica, onirica, suadente.

Nel film corrisponde alla giovinezza di Freddie, alla scoperta della sua bisessualità e al dramma interiore che inizialmente ne consegue, dal sentirsi sempre costantemente inadeguato e incompleto, e dal cercare nell’arte il tassello mancante. La seconda parte è Opera. Coincide con il successo della band e la registrazione dei pezzi più celebri, tra cui proprio la rapsodia gitana. Le scene in studio sono realizzate in maniera elegante e il montaggio ne fa una piccola partitura visiva a sé stante, esattamente quello che gli occhi immaginano quando si ascoltano tutti quei salti e le sovrapposizioni vocali. Infine il rock.

Bohemian Rhapsody – Rami Malek – Freddie Mercury – Sacha Baron Cohen
Bohemian Rhapsody – Rami Malek – Freddie Mercury – Sacha Baron Cohen

Gli anni ’80, gli eccessi, le feste – ci sono, ci sono, anche se non esplicite come le avrebbe volute Sacha Baron Cohen, ovvero Mr. Borat, che inizialmente aveva sposato il progetto ed era tra i candidati più in vista per interpretare il buon Freddie – il parziale split con la band (per lo più inventato dalla sceneggiatura, o comunque ampiamente esagerato, ma poco conta, perché drammaturgicamente arriva nel momento ideale) e infine il Live Aid, perfettamente ricostruito con tanto di telecamere angolari e pubblico dal vivo. E se non è cinema questo.

Naturalmente, è un film e non un documentario. Si prende parecchie licenze anche considerevoli: We Will Rock You viene creata in piena atmosfera anni ’80, quando Freddie ha già tagliato i capelli e fatto crescere i baffi. Freddie si scopre sieropositivo prima dell’esibizione al Live Aid – quando in realtà non lo saprà fino a parecchi anni più tardi – incontra in circostanze completamente romanzate il compagno Jim Hutton e la fidanzata giovanile Mary Austin…ce ne sono a bizzeffe. Siamo tutti abbastanza fan dei Queen da riconoscerle, ma anche intelligenti abbastanza da capire che non sono errori o ‘stecche’ ma semplici abbellimenti, riarrangiamenti se vogliamo, per far sì che la realtà sia perfettamente collocata, con il giusto ritmo, in quei tre famosi atti lì. E, si sa, nella vita vera non c’è la sceneggiatura e spesso nemmeno il ritmo. Se si accetta questo, che fa semplicemente parte del patto di sospensione dell’incredulità che ogni spettatore deve accettare quando si mette di fronte a un’opera di fiction, allora la pellicola scorre che è un piacere.

Del resto Bohemian Rhapsody è anche un pezzo corale e Bryan Singer – da I soliti sospetti a X-Men – dei film corali è un maestro. Perché il film, sia chiaro, è sostanzialmente una pellicola di Singer, sebbene il regista sia stato allontanato dal set per ragioni non meglio identificate (si è andati da motivi di salute ad attriti con il protagonista Rami Malek, tra l’altro veramente molto bravo a calarsi nei panni del trasformista Mercury in tutte le sue versioni), mentre il sostituto Dexter Fletcher (non accreditato) ha sostanzialmente completato le (ottime scene) legate alla ricostruzione del Live Aid.

Bohemian Rhapsody
Bohemian Rhapsody

Né va dimenticato che Brian May Roger Taylor sono stati attenti consulenti per tutto il corso delle riprese – John Deacon, invece, è risaputo che con il music business non vuole più averci niente a che fare – quindi ogni cambiamento apportato alla ‘real thing’ ha passato sostanzialmente il loro vaglio. Peraltro, menzione d’onore a Gwilym Lee che rende in particolare un’immagine di May molto convincente.

«Mi ha dato un grande appoggio – ha detto Lee di May in conferenza stampa – dovevo imparare a suonare la chitarra, magari non in maniera perfetta ma come se fosse stata la cosa che faccio da sempre per vivere, quindi in maniera naturale, cerco di entrare nel personaggio provandone sentimenti ed emozioni, partendo dall’esterno e dai dettagli. Mi sono trovato un giorno di fronte a May truccato come lui da giovane e ci siamo guardati in silenzio, puoi lui ha cominciato a dire cose come ‘ma i capelli non li portavo così’ e allora abbiamo iniziato a lavorarci, però non mi sono mai sentito giudicato».

Bohemian Rhapsody – Gwilym Lee – Brian May
Bohemian Rhapsody – Gwilym Lee – Brian May

«Provate a chiudere un attimo gli occhi e a immaginare come potreste sentirvi voi al mio posto – sono state invece le parole di Malek – è molto difficile, è un autentico fardello, lui era un mito agli occhi di tutti, un’icona, quasi un dio, quindi potete immaginare la mia disperazione ma ho capito subito che l’unico modo per onorare il suo retaggio era fare tutto quello che potevo per essere lui».

Alla fine tutto torna, ogni pezzo va al suo posto e noi abbiamo una visione d’insieme fedele magari non ai Queen che sono stati, ma a quelli che abbiamo facilmente sempre immaginato. Ancora a margine: Freddie nel film ‘molesta’ camerieri e cameraman in modi che oggi, in tempi di #metoo, avrebbero seriamente messo a rischio la sua carriera. Non ci aspettavamo certamente di vedere le orge, ma la sua carica ‘esuberante’ è stata certamente inclusa, insieme, questo sì, a una spruzzata di romanticismo forse non proprio autentico ma che comunque non dispiace.

Se avevate in programma di lapidare questo film e sputargli in un occhio, forse vi dovrete ricredere. Ad ogni modo nulla veramente importa, in qualsiasi modo soffi il vento.

Andrea Guglielmino

Rami Malek – Andrea Guglielmino
Rami Malek – Andrea Guglielmino