Pink Floyd Legend – The real Pink Floyd experience // Auditorium Parco della Musica (Roma)

Il servizio fotografico della serata è stato realizzato da Massimiliano Raimondo (Facebook | Instagram).

Nel buio, all’improvviso, riecheggiano i suoni gracchianti e futuristici che aprono The Piper at the Gates of Dawn, e questa scelta di apertura è una precisa dichiarazione di intenti: quella che si sta per vivere, sembrano dire, sarà una reale, completa e fedelissima “Floyd Experience”. E in effetti quello messo su e realizzato dai Pink Floyd Legend giovedì 27 agosto alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone a Roma è uno spettacolo praticamente perfetto: il sound risulta pulitissimo, pieno, preciso, anche grazie all’utilizzo della strumentazione originale dell’epoca, in una ricerca attenta e approfondita di fedeltà e potenza; il visual è uno spettacolo nello spettacolo, grazie al meraviglioso disegno luci e agli effetti scenografici sorprendenti, tra cui una menzione d’onore va al Pink Floyd pig Algie, il mitico maiale aerostatico della copertina di Animals che torna a svolazzare, per una notte, nel cielo capitolino.

E in mezzo a tutto questo, sopra le teste dei musicisti, un maxi-schermo circolare, cuore pulsante di tutto lo spettacolo, che sarà una cellula impazzita, un sole che infrange e illumina la notte, uno spazio su cui proiettare i videoclip più iconici della band londinese e le immagini, vibranti, dei protagonisti ormai scomparsi dei tempi che furono.

Ma procediamo con ordine. I Pink Floyd Legend non hanno certo bisogno di presentazioni: la formazione, nata del 2005, è riconosciuta attualmente come il miglior tributo italiano alla musica dei Pink Floyd. La band è composta da Fabio Castaldi (basso, voce) Alessandro Errichetti (chitarra, voce) Simone Temporali (tastiere, voce), Emanuele Esposito (batteria), Paolo Angioi (chitarra acustica, elettrica e 12 corde, basso, voce), Maurizio Leoni (sax), Nicoletta Nardi, Giorgia Zaccagni e Sonia Russino (cori). I loro spettacoli sono frutto di uno studio approfondito di partiture e live della band, con lo scopo di creare uno spettacolo totale, il più fedele possibile alle atmosfere e agli arrangiamenti originali.

L’apertura con Astronomy domine è un classico, e immediatamente potenza e carica riempiono l’aria di energia. Subito dopo esplode One of these days, ipnotica e bellissima, e l’esecuzione è da brividi: Castaldi e Esposito creano una trama perfetta, potentissima, ed è impossibile star fermi sulle sedie, il pubblico freme e vibra come un sol corpo. Nonostante la distanza che è necessario mantenere, la magia della musica avvicina tutti. Si prosegue con Learning to fly, morbida e incantevole, e la struggente What do you want from me, realizzata con incredibile bravura.

All’improvviso sugli schermi si moltiplicano gli orologi: è il momento di Time. Il pubblico applaude, i musicisti sono impeccabili, l’atmosfera si scalda. Ma è l’esecuzione di The great gig in the sky a far tremare i polsi: sul filo della chitarra psichedelica di Errichetti, le tre vocalist Nardi, Zaccagni e Russino guadagnano la prima fila e regalano a tutti i presenti una esecuzione semplicemente perfetta, brillante e caldissima, una vera pietra preziosa.

Si prosegue con la sempre attuale e intensa Money, apprezzatissima, e la perla acustica di Southampton Dock/The Final Cut, eterea, eseguita in punta di dita, straordinaria. Momenti incredibili si susseguono senza sosta: è la volta di Brain damage/Eclipse, e lo spettacolo di luci e musica fa navigare in un mare psichedelico. Difficile, in questo momento, ricordarsi di essere nel 2020.

Dopo una breve pausa, colma di grida festanti e applausi, si riparte, e i brani che compongono questa tranche sono talmente straordinari che non c’è posa per il cuore, che gioisce e si riempie di meraviglia a ogni nuova nota. Shine on you crazy diamond è quasi dolorosa da quanto è bella: l’intro di Errichetti è perfetta, e un silenzio carico di profonda emozione accompagna tutti i 13 e passa minuti di esecuzione del brano, che risuona immutato e vibrante riempiendo ogni angolo della Cavea. Welcome to the machine è cupa e rocciosa, davvero un momento intenso. E poi arriva lei, Hey you, che io aspettavo di sentire dal vivo, semplicemente, da tutta la vita, ed è un’esperienza totale: l’esecuzione è magistrale e riesce a rendere alla perfezione il gioco in equilibrio tra potenza contenuta e bellezza eterea di questo brano senza tempo.

Le prime note di Another brick in the wall sono accompagnate da applausi e urla, le mani battono, le voci si alzano in coro: la Cavea intera tiene il tempo, sono tutti in estasi. Dopo una Mother malinconica, è il momento di un altro brano che infiamma il pubblico: Wish you were here è impeccabile, straziante come le immagini di Syd, giovane, bellissimo e disperato, che si rincorrono sullo schermo.

Si va avanti nel tempo con Two suns in the sunset, che Castaldi introduce con parole colme di speranza:

Ma alla fine c’è sempre un messaggio di speranza: Two suns in the sunset ha questo messaggio. Alla fine dell’Olocausto […] alla fine, c’è una radiolina, se sentite negli ultimi secondi di The Final Cut, che parla. Significa che forse la razza umana è ancora viva.

La successiva Sheep riporta l’atmosfera alla psichedelia più sfrenata. C’è spazio anche per l’ultimo album di Gilmour e soci: la band propone infatti Louder than words, l’unico brano non orchestrale dell’album. Poi il gran finale: due pezzi da novanta, due capolavori senza tempo che chiudono un concerto assolutamente di altissimo livello. Comfortably numb è accolta da un applauso scrosciante, e tutti si fanno trascinare dall’atmosfera sognante e incantata che la band riesce così bene a ricreare: il pubblico canta in coro, a occhi chiusi, i volti trasognati levati verso l’alto. E Run like hell è il finale perfetto: adrenalinica, trascinante, piena di energia, fa battere le mani e urlare a squarciagola.

Si esce dalla Cavea ancora frastornati, emozionati e sognanti. I componenti dei Pink Floyd Legend sono artisti straordinari, di grandissima levatura, e sono decisamente riusciti nel loro intento, proponendo uno spettacolo assolutamente fedele alle atmosfere e ai suoni proposti dalla band originale. Uno spettacolo che vale assolutamente la pena vedere!

Adriana Serra