Collisioni arriva a Roma
Non sempre si ha la fortuna di assistere ad uno spettacolo che mette insieme tre dei più acclamati artisti italiani degli ultimi vent’anni. È quello che è successo dal 27 al 30 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nella sala Santa Cecilia, dove si sono esibiti Carmen Consoli, Max Gazzè e Daniele Silvestri nel concerto-spettacolo Collisioni, titolo che racchiude tutta la forza di questo incontro-scontro di tre mondi, tre poetiche, tre stili musicali diversi, che tuttavia riescono a mescolarsi, completarsi, rinnovarsi.
Consoli, Gazzè e Silvestri, accompagnati dai bravissimi Arnaldo Vacca alle percussioni e Max Dedo ai fiati, danno vita ad un live di 30 brani per un totale di quasi tre ore di musica dove si alternano grandi successi a brani. Nella performance del trio il passato riemerge con una forza capace di farsi presente, dove i brani dell’uno passano nella voce dell’altro, le note perdono i confini stabiliti e il talento si moltiplica attraverso la condivisione.
Il servizio fotografico della serata è stato realizzato da Andrea Cavallini (Facebook | Instagram).
Il Concerto
I nostri aprono presentando ognuno un pezzo proprio. Le luci si accendono su Daniele Silvestri che intona Questo Paese, seguito da Carmen Consoli con Sorriso di Atlantide e da Max Gazzè con Sirio è Sparita. Poi il trio prosegue unito con Fiori d’arancio della Cantantessa, alternando le voci per creare un unico brano, nuovo perché arricchito dall’apporto di tutti e tre gli artisti. Come per affermare, da un lato, la propria fiera individualità di artisti, e dall’altro ripensarla e dissolverla negli altri due. in un gioco di specchi, rovesciamenti e mutamenti creativi, la materia musicale plasmata durante la loro lunga carriera viene riarrangiata piegando le loro caratteristiche e i loro inconfondibili timbri al servizio delle melodie dei colleghi.
Pur con le loro differenze di stile, infatti, questi artisti sono accomunati dalla ricercatezza nei testi, da rime originali, giochi di parole e da un sotto-testo filosofico che parla di amore e della condizione umana. Carmen Consoli cambia il collaudato assetto Gazzè-Silvestri-Fabi introducendo la sua forza femminile, sensuale ed elegante, una regina nel mezzo del palcoscenico, perfetta rappresentante delle altre, molte, artiste di talento italiane del pop-rock alternativo.


Nel live si alternano momenti emozionanti, ironici, coinvolgenti, e si ha l’impressione che tutti i presenti abbiano parecchi ricordi legati a più di una canzone. Il pubblico circonda letteralmente il palco, avvolgendo con il suo calore i musicisti che non si risparmiano mai e regalano momenti particolarmente trascinanti con Salirò, Cohiba, Il Mio Nemico (Silvestri), L’Ultimo Bacio, Parole Di Burro, In Bianco E Nero (Consoli), Vento D’Estate, Cara Valentina e Il Timido Ubriaco (Gazzè).
Interludio X-Factor
A metà concerto, dopo aver ascoltato molte delle radici musicali del trio, facciamo un brusco salto nel presente, quello distorto dei reality, delle competizioni tra giovani, della Immeritocrazia. Parte dunque la parodia di X-Factor, recitata dagli stessi musicisti che immaginano di essere ora i concorrenti del famoso format televisivo, ora i giudici, spietati e superficiali, che parlano per frasi fatte ed etichettano in base a discutibili e soggettivi parametri. Uno stesso concetto, espresso da tutti e tre, riassume il senso di questa messa in scena che, anche se con toni scanzonati e comici, vuole essere un monito ai giovani aspiranti musicisti: “Mi avrebbero scartato subito!” dicono scherzando, incoraggiando implicitamente i ragazzi a non abbandonarsi al volere dello spietato mondo mainstream, ma a cercare il successo nella realizzazione della propria unicità e nell’incontro artistico con gli altri.
Tre, il numero perfetto
Nell’intero show, d’altronde, il ricorrere del simbolico numero tre (tre musicisti, trenta brani, tre ore di musica), che rimanda alla ricerca di perfezione, sembra racchiudere il senso di tutta l’operazione del trio: la pienezza, la completezza può essere raggiunta soltanto con l’unione, con il confronto attivo: un obiettivo che, a nostro avviso, è stato pienamente centrato.
Sembra essere dello stesso avviso il pubblico che, a pochi brani dalla fine, rompe gli argini delle poltrone rosse in platea e si alza in piedi accorrendo sottopalco per ballare e cantare più vicino ai tre musicisti, forse per provare a trattenere più a lungo la magia creata sul palco, prima che le luci si spengano.
Michela Centioni











































































