Negrita – 25th Anniversary Tour // Castello Pasquini (Castiglioncello)

Assistere a un concerto de La Teatrale Plus dei Negrita è come essere invitati dalla band nell’elegante salotto di casa, con un’atmosfera di un certo tipo, no? Pesanti drappi rossi, calde sfumature verdi e oro, musica di classe, elegante e morbida, i toni lenti e rarefatti di chi sta celebrando qualcosa di importante con solennità. Ma mentre la serata scorre il ritmo sale, cresce sempre più, e all’improvviso tutti cominciano a saltare sui tavoli, ballare, cantare e fare baldoria, con i padroni di casa che fanno più baldoria di tutti e incitano le persone a fare pandemonio! A fine serata torni a casa mezzo sfatto e soddisfatto, come dopo ogni esperienza che valga davvero la pena vivere.

Martedì 13 agosto, nel giardino del Castello Pasquini di Castiglioncello i Negrita hanno portato una tappa del loro La Teatrale Plus, seconda tranche del tour che la band sta portando in giro per tutta Italia per festeggiare nel migliore dei modi 25 anni di carriera. Pau ne parla un paio di volte, durante il concerto. È sorridente e felice quando parla di questo traguardo raggiunto, dei dieci album di inediti pubblicati e del costante bisogno di rinnovamento e di ricerca che guida il loro percorso artistico e professionale.

I Negrita suonano per più di 2 ore, spaziando tra tutti gli album e unendo ai brani ormai divenuti classici anche alcune chicche raramente o addirittura mai suonate da anni.

Il concerto inizia con Il gioco, con Drigo in versione inedita seduto alle tastiere! Succederà spesso, nella serata, di vedere i ruoli scombinarsi e ricombinarsi in modi inediti, sempre con risultati assolutamente notevoli. Tutti suonano tutto, su quel palco! Pau che si diletta con kazoo e armonica, tamburello e chi più ne ha più ne metta, Mac che imbraccia un ukulele, Jako che si sposta alle tastiere, il Maestro Ghando che si sa, più polistrumentista di lui non ce ne sono… Insomma, davvero, i Negrita non fanno musica, i Negrita sono musica: musicisti a 360 gradi, gente con il ritmo scritto nel DNA.

I brani sono splendidamente riarrangiati, citando Pau «come diciamo noi aretini, denudati come bachi e rivestiti con abiti nuovi». Ammorbidite, delicate ed eleganti, una dopo l’altra arrivano Hemingway, La tua canzone e Che rumore fa la felicità?, tre pezzi di sicuro effetto che si muovono sinuosi e iniziano a scaldare l’atmosfera. Il mattatore Pau dice che «quest’anno va di moda l’applauso drammaticamente lungo» incitando le persone, che sembrano un po’ spente, ma la realtà è che i ritmi sono delicati e travolgenti e le persone sono rapite: cantano a fior di labbra, applaudono compostamente ma con intensità, sono prese dall’atmosfera morbida ed elegante… L’emozione diffusa è gioia mista ad attesa e curiosità, una fremente energia tesa e sospesa.

Anche dal palco lo percepiscono, che le cose si stanno muovendo. Pau dice: «è bello suonare in Toscana, fate sempre bordello!», le persone rispondono con intensità crescente. È la volta di In ogni atomo, arricchita dal kazoo suonato da Pau che la rende frizzante e vivace, tanto che sulle sedie più di una persona comincia a muoversi e tenere il ritmo.

Brucerò per te è un capolavoro che arriva come una gemma preziosa, l’assolo centrale di Drigo è intenso e straziante, quello finale vibrante e mozzafiato. Gli applausi scrosciano e grida di soddisfazione giungono da ogni dove.

È il momento di una chicca: Greta, probabilmente mai più suonata da almeno 10 o 12 anni, viene rivestita di tutto punto e presentata in una versione decisamente ritmata. L’energia sale e sale, la folla in platea freme e vibra. Segue un brano iconico della band, potente e significativo, Il libro in una mano, la bomba nell’altra: Mac imbraccia l’ukulele, partono suoni come allarmi. Ritmo ritmo ritmo, energia che sale ancora.

Non si riesce a stare fermi, quando suona la banda Negrita!

Parte un momento nostalgia, in cui Pau parla degli inizi della band, dell’amicizia tra lui e Mac nata ai tempi del liceo, cui poco dopo si aggiunse Drigo, e di come da allora il gruppo ha sempre avuto bisogno di rinnovarsi, di fare esperienze nuove e significative, di contaminarsi viaggiando in luoghi nuovi, arricchendosi con lingue e musiche diverse. Cita New Orleans, dove fu prodotto XXX, il Sudamerica che ha dato vita a due album fondamentali come L’uomo sogna di volare e HELLdorado e giunge fino ad oggi, al confine tra Messico e Texas dove ha visto la luce Desert Yatch Club, contaminato in ogni dove di musica tex-mex.

Questo per introdurre Tuyo, di Rodrigo Amarante, brano che loro amano particolarmente e che suonano – tra luci rosse e atmosfera sensuale – per introdurre la sempre magnifica Malavida en Bs.As. Stare seduti è sempre più difficile: Jako è alle tastiere, Ghando al violoncello, si alzano tutti in piedi, Pau balla, Drigo va su e giù per il palco suonando come solo lui sa fare, Mac si alza pure lui e va a suonare da Ghando, anche lui in piedi – ma quando si è alzato?! – loro là sopra si divertono un sacco, noi qui sotto pure! Segue a ruota Cambio, brano storico che alza ancora il ritmo. Il riff iniziale fa scatenare il pandemonio, ma è “con fregatura“, come dice ridacchiando Pau: si divertono a cambiare le carte in tavola, i Negrita, non fanno mai niente di banale o già visto. Ballano ballano ballano, sono ovunque su quel palco.

Con Il giorno delle verità e la successiva Magnolia cambia l’atmosfera: rimangono in tre, sul palco, i Negrita storici, le luci sono morbide e calde, e per creare la magia bastano 3 chitarre, 2 voci e Pau che tiene il tempo con un tamburello. Mac ricorda che il video di Magnolia è stato girato proprio in zona, tra Bolgheri, Vada e Rosignano Solvay, e durante la canzone sono tutti emozionati, regalano a tutti i loro più bei sorrisi.

Rientrano gli altri tre musicisti, Pau chiede che tutti, nel pubblico, accendano le luci dei cellulari per creare l’atmosfera: Ho imparato a sognare è uno spettacolo nello spettacolo, ovunque si vedono solo luci nel buio che si muovono a tempo, mentre le voci si uniscono e il coro cresce e cresce. Sono emozionati loro, siamo emozionati noi: è pura bellezza.

Mac imbraccia di nuovo l’ukulele, scambi di battute piccanti tra di loro – 30 anni insieme e non smettono di giocare, forse è questo il loro segreto. Non torneranno più alza di nuovo il ritmo, è sempre più difficile stare seduti, la gente freme, tiene il tempo e canta, tutto sale sempre di più. Drigo è di nuovo in piedi, Mac tiene il ritmo con il piede mentre suona senza riuscire a stare fermo, poi si alza in piedi anche lui. Ritmo ritmo ritmo.

Parte Radio Conga: tutti in piedi! Finalmente! La corsa fino al palco è liberatoria, energie che si erano accumulate esplodono. Siamo tutti in piedi, tutti vicini, tutti ballano e saltano, tutti cantano e sorridono. Che tiro che ha questo pezzo, anche con l’abito nuovo confezionato per il teatro! Rotolando verso sud è in versione reggae: Drigo va su e giù sul palco, suona sensuale e sembra giocare un gioco di seduzione con ognuno dei presenti, Mac e Pau sono in piedi, scatenati. Mama maè inizia morbida, le persone sono sospese e stupite, ma è un trucco: si balla ancora, si salta ancora, i nuovi arrangiamenti sono magnifici.

A questo punto Pau annuncia: «Bene, ragazzi, è finito il teatro. Scateniamo la falange casinista!» – e da quel momento non c’è più tregua. Tanto per sottolineare bene il concetto, arriva Bambole, ed è pandemonio vero. Chris alla batteria non carezza più, martella! Mac dà spettacolo, è nel suo. Servono fiato e preparazione atletica per questa parte del concerto, la banda Negrita ci sa proprio fare!

Pau parla di mare, di apertura e accoglienza e va nello specifico del mar Mediterraneo, è un momento importante e coraggioso. Poi si scatena la festa, con Notte Mediterranea e Soy Taranta che spezzano le gambe e il fiato: impossibile stare fermi, si salta! Arriva anche A modo mio, rivestita di tex-mex, ed è una scossa di energia che rinnova la voglia di saltare. Siamo tutti felici e sudati, sul palco sono tutti in piedi e ballano mentre suonano. Non si riesce a stare fermi!

Mac regala un plettro e un sorriso dolcissimo a una bambina che è stata in prima fila tutto il tempo. È piccola, avrà 8 o 9 anni, ed è davvero rock! Sa tutte le canzoni, balla e salta, sul suo viso c’è felicità. Il regalo la trova impreparata: è incredula, le sue mani tremano, porta una mano alla bocca e si volta quasi in lacrime verso il papà, stringendo il suo tesoro nella mano. Un gesto di una dolcezza disarmante, un momento unico, di magia vera.

Arriva Gioia infinita, travolgente, e con lei la fine del concerto. Saluti a tutti, foto di rito, i ragazzi sul palco che regalano sorrisi. Si va via felici, un concerto dei Negrita è qualcosa di unico. Loro su quel palco donano veramente se stessi, alla musica e alle persone che lo seguono. Fanno quello che gli piace, e si vede.

Insomma, non resta che aspettare questo autunno-inverno, la terza tranche del tour. Chissà cosa stanno organizzando i Negrita? Speriamo non ci sia da aspettare troppo tempo per scoprirlo!

Adriana Serra

Foto di Andrea Marini (Facebook | Instagram)