Rock At The Opera // Auditorium Conciliazione (Roma)
Il servizio fotografico della serata è stato realizzato da Salvatore Marando (Facebook | Instagram).
Il rock è un mondo a sé: un mondo che ha generato moltissime tendenze, sottogeneri e, in generale, tanta musica. Si tratta di un genere complesso, ma talmente vasto e ampio da essere in grado di affascinare chiunque. Raramente si ha il privilegio di fare un vero e proprio viaggio all’interno di questo mondo, e, quando si ha la possibilità di farlo, bisogna assolutamente coglierla.
Ecco cosa è successo ieri a Roma all’Auditorium della Conciliazione: il bellissimo show Rock At The Opera ci ha guidato nel meraviglioso mondo del rock, esplorando diverse forme di questo, pur mantenendo una scaletta ricca di successi noti a tutti.
Il complesso che ci ha guidato all’interno di questo mondo è composto da un’orchestra di più di venti elementi, diretta dal Maestro Piero Gallo, il batterista Manuel Moscaritolo, il bassista Angelo Perini, il tastierista Giuseppe Guerrera (che si è anche occupato di curare ogni arrangiamento!), il chitarrista Paolo Zanetti e i talentuosi cantanti Faith Blurry, Jana Campanella, Giorgio Adamo e Michele Luppi. La produzione è di Duncan Eventi.


La serata si apre con l’epica The Final Countdown, pezzo energico e immortale che coinvolge il pubblico da subito. Si va avanti con altri pezzi travolgenti come Rock And Roll All Nite, You Shook Me All Night Long o My Sharona. Dopo questa sfilza di canzoni energiche e ballabili, l’orchestra, sola, ci regala una ricca ed emozionante introduzione ad un altro brano senza tempo, I Was Made For Lovin’ You dei Kiss, resa in chiave acustica con la band che segue l’orchestra gradualmente, e lasciandogli tanto spazio.
Tutto il pubblico gira la testa all’indietro quando il cantante Giorgio Adamo intona le prime frasi di With Or Without You degli U2 dalle file più distanti della sala, camminando e cantando in mezzo al pubblico, in segno di riconoscimento e speranza di coinvolgimento della sala intera.
Questo momento intimo chiama per uno ancora più profondo. Ed ecco che i quattro cantanti si siedono gli uni vicino agli altri, e mentre l’orchestra suona una bellissima melodia, la frase ah, look at all the lonely people riecheggia all’interno della sala e nei cuori di tutti: è il momento dei Beatles. Il complesso infatti ci regala un meraviglioso medley del gruppo inglese, concludendolo con la coinvolgente Hey Jude e i suoi infiniti Na Na Na.
Se c’è una cosa che ho apprezzato molto di questa serata, è sicuramente la libertà che gli interpreti hanno sfruttato, lasciando moltissimo spazio agli strumenti e, in particolare, all’orchestra, e impiegando moltissimi arrangiamenti particolari e versioni acustiche che comunque mantengono il carattere necessario per il genere. Ad esempio, Michele Luppi ci regala una bellissima versione di Sweet Child O’ Mine in chiave acustica, aperta da un ricco assolo del tastierista Giuseppe Guerrera. L’orchestra è poi protagonista di Immigrant Song, pezzo senza tempo dei Led Zeppelin.


Ad un certo punto, veniamo trasportati in un mondo epico: con imponenti ambientazioni agli schermi che sembrano provenire da un’opera di Tolkien, le cantanti con mantelli e cappucci di carattere magico, la musica di ogni elemento sul palco e la solennità di Nothing Else Matters, dei Metallica.
Gli U2 tornano sul palco quando Faith Blurry intona One, regalandoci emozioni profondissime.
Se avevamo apprezzato il medley di prima, non possiamo non rimanere colpiti quando i quattro cantanti si dispongono come i Queen nella prima, iconica scena del video musicale di Bohemian Rhapsody e Giorgio Adamo intona la frase mama, just killed a man, dando il via a un medley dedicato a un altro gruppo inglese che circa dieci anni dopo i Beatles, ha contribuito a scrivere la storia del rock. A chiudere questo grandioso momento, un assolo del talentuoso batterista Manuel Moscaritolo.
Tra un cambio d’abito e l’altro, la musica non si ferma, e passando per Whole Lotta Love, cantata dalla brillante Jana Campanella, si arriva a un grande momento tributo agli AC/DC, con ben tre pezzi di fila del gruppo. Scegliere il proprio preferito non è mai stato cosi difficile!
Michele Luppi e gli strumenti tutti spostano di nuovo la serata a momenti più introspettivi e intimi, con una bellissima interpretazione di The Great Gig In The Sky, dando il benvenuto sul palco anche ai Pink Floyd.


E dopo una bellissima interpretazione di insieme di Stairway To Heaven, la serata sembra concludersi, con ringraziamenti ai musicisti, agli sponsor e alla produzione, il cui responsabile sale personalmente sul palco a ringraziare il pubblico.
La serata si chiude con un grandioso bis: tutti in piedi per Livin’ On A Prayer, impossibile rimanere seduti e non cantarla con gli artisti sul palco!
Nel complesso, questa serata ci ha offerto la possibilità unica di sentire dei grandissimi successi, tutti in una volta. Inoltre, ognuno interpretato magistralmente e in chiave non scontata, con tanta fantasia negli arrangiamenti, che non sfociano mai nel prevedibile. Impossibile non apprezzare la cura nei dettagli, dagli infiniti cambi d’abito alle scenografie ogni volta diverse, per suggerire, ad ogni canzone, uno stato d’animo differente. Rock At The Opera è assolutamente imperdibile per ogni fan del genere, e si addice ai più tradizionalisti, come ai più flessibili, per via della presenza di arrangiamenti particolari e di altri più fedeli ai pezzi originali.
Aurora Marando


















































