Anche quest’anno Nick Cave torna in Italia per la sua tournée europea. Tante le tappe, tra le quali Dublino da cui mancava da circa dieci anni, che hanno già registrato il sold–out da tempo. Figura emblematica presente sulla scena rock dai primi anni ottanta e un artista australiano polivalente: pittore, scrittore, scenarista e soprattutto cantautore. Forma il suo gruppo Nick Cave & The Bad Seeds nel 1983 a Melbourne insieme al multistrumentale Mick Harvey, vecchio amico di infanzia che abbandona il gruppo nel 2009 per motivi personali.
Lo stile di Nick, denominato anche The Prince of Darkness è tenebroso e singolare. Spazia dal blues al gospel, dal country al rock gotico. I suoi testi sono pregni di referenze bibliche e popolati da personaggi inquietanti, dando così vita a un’opera dove la ricchezza abbonda e la coerenza affascina. La band attualmente è composta da Nick Cave (voce e chitarra), Warren Ellis (violino, organo, armonica), Martyn Casey (basso e cori), Jim Sclavunos (percussioni e batteria), George Vjestica (chitarre e cori), Toby Dammit (piano) e Thomas Wydler (batteria).
Dopo un duro break di circa 3 anni, l’anno scorso Nick ritorna sulla scena musicale. Nel 2015 infatti subisce un grave lutto: la perdita del figlio quindicenne Arthur. Il ragazzo trova la morte cadendo da una scogliera a Brighton sotto effetto di allucinogeni. Inutile sottolineare quali momenti orribili e difficili abbia attraversato l’artista. Riesce comunque ad uscire dal tunnel e, come dice lui, pensa sempre al figlio ma almeno ora è in grado di lavorare. Ma si sa, il percorso del dolore è lungo.
Skeleton Tree
Nel 2016 esce Skeleton Tree il sedicesimo album della band. Questo disco affronta senza pudore né manierismo la morte del figlio di Nick. Canzoni inquietanti e miracolosamente luminose. In Jesus Alone, Cave canta:
«You fell from the sky Crash landed in a field»
La melodia somiglia a quella di Water’s Edge (traccia di Push the Sky Away del 2013). Ma si sente che qualcosa è irrimediabilmente cambiato, Cave non è più quello che conoscevamo. Una faglia si è aperta.
Un disco carico di emozioni, musicalmente scarno ma molto sofisticato dove le protagoniste principali sono la voce grave, a tratti consumata, e le parole del poeta australiano. Nick come inebetito, ripete, implora, cerca, non a comprendere ma a ritrovare la forza di perseverare. I suoi fedeli musicisti, i Bad Seeds, sono con lui per sostenerlo. Indispensabile presenza è Warren Ellis che, alter ego e complice musicale dal 2005, riesce a tessere delle atmosfere dove i ritmi sono attutiti e al tempo stesso minacciosi, dove dei cori funesti, delle tastiere abitate dagli spiriti appoggiano il lamento di un uomo errante nell’oscurità, alla ricerca di una luce consolatrice.
Terminiamo in dolcezza con le parole del grande Cave rilasciate durante un’intervista in cui, metabolizzato il lutto, colmata la dicotomia dolore – creazione, si avvia in direzione delle praterie anarchiche (espressione estratta dalla poesia Donkey di Stevie Smith):
«I feel I have turned a corner and wandered on to a landscape that is open and vast. The ‘sweet prairies of anarchy’ as the English poet Stevie Smith says»
Le date italiane
- 17 luglio 2018: Lucca – Piazza Napoleone @ Lucca Summer Festival



































