Patti Smith: la sacerdotessa del rock
Scrivere su di lei è difficile, soprattutto se si prova realmente a spiegare chi è stata, chi è, chi sarà ancora la generazionale Patti Smith. Più che dare spazio alle nostre righe, ai nostri personali commenti, dovremmo intervistarla, lasciar parlare lei, meglio ancora cederle la penna ed osservarla stilare con l’inchiostro la poesia della sua vita. Però possiamo immaginare, vederla in grado di mutare la poesia, trasformarla in un dipinto dai mille significati, da variabili periodiche, ma che portano tutte ad un punto d’arrivo: vivere. In alcuni dei suoi concerti Patti suona My generation dei The Who, ma le piace variare il testo:
«Al posto di I hope, I die before I get old preferisco “I hope, I live until I get old. Ho 70 anni e vivrò fino a quando ne avrò 110, invecchierò ancora. La vita è bella.»
Andiamo per gradi. Ci piace raccontarvi innanzitutto chi è stata. Invasa spiritualmente dai grandi e maledetti del rock, Jim Morrison e Bob Dylan per fare qualche esempio, la sua carriera di artista mette le radici in un periodo storico di rivoluzione culturale, con la musica ad essere una forte componente. Lei stessa, anche se da pedina del tempo, ha contribuito ad urlare la parola ribellione, innanzitutto come icona femminile che sorregge il mondo grazie alla sua voce rabbiosa, forte, ferrea, volontariamente ribelle e selvaggia, poi come personaggio musicale, passionale, carismatico. Una donna che ha segnato la storia del rock con la sua influente energia positiva. La sua vita è partita dal basso. Le bastavano cinque dollari al giorno, dormendo persino in metropolitana, facendo lavori precari. Lei stessa non pensava di diventare una rockstar, poi rimase ammaliata dai Rolling Stones e da quel momento in poi trovò il suo cammino.
Il suo primo disco originalmente punk, Horses, porta un nuovo linguaggio musicale, fatto di recitazione, di visione del testo come start, come guida che offre la possibilità ai brani di prendere per mano la musica e donarle un viaggio meraviglioso.
L’album seguente, Radio Ethiopia, oltre che essere dedicato ad Arthur Rimbaud, definito il primo poeta punk, è un patto di note e sangue della Smith, un abbraccio tra cuore punk ed anima oscura e solenne che sviluppa alcuni pezzi quasi liturgici.
Nel 1978 la sacerdotessa entra dirompente nella storia grazie al suo album Easter, dove trova spazio la favolosa Because The Night. Melodiosa e rockeggiante è un solco nella storia del rock, tra le altre cose scritta insieme ad un certo signore di nome Bruce Springsteen.
Potremmo andare avanti, continuando ad illustrarvi tutti gli album della sua carriera, ma preferiamo lasciar spazio alle parole di un altro artista, Michael Stipe, leader dei R.E.M.:
«Era come la prima volta che uno si tuffa nell’Oceano e viene travolto da un’onda. Mi fece a pezzi. Capii da allora che volevo diventare un cantante e devo molto a Patti anche come performer.»
Aggiungiamo noi un pensiero, questa volta abbiamo bisogno di farlo. La Smith era colei che generava un’intensità non solo con la voce, con la profondità della sua anima, ma anche col movimento del corpo. Un gesto con la sua mano durante un suo ululato rock straziante bastava per far vibrare i pensieri di chi la viveva, cosa che tanti artisti non erano in grado di fare durante un concerto intero. Un movimento angelico durante un urlo da strega gitana. Acuti, lamenti, spasmi, interpretazione della canzone, forza del linguaggio. Una sciamana visionaria con il potere della musica, un incantesimo del rock. Tutto ciò ha permesso ai seguaci di salire sulla sua barca, attraversare l’oceano del mondo malvagio e corrotto, ed urlare tutti insieme i versi più belli della sua carriera, People Have The Power.
«Sarò sempre convinta che le persone abbiano il potere, è che a volte ci dimentichiamo di usarlo o ne abbiamo paura. Formeremmo il più grande movimento globale mai visto.»
Chi è ora Patti Smith? Una donna che ama ogni secondo. Dal 2007 è nella Rock and Roll Hall of Fame. Un’artista che nel 2012 ha emozionato gli italiani al Festival di Sanremo insieme ai Marlene Kuntz. Il suo invecchiare l’ha resa solo più bella, con quella passione nei suoi occhi che ancora inneggia alla libertà, alla vita.
Un anno fa ha ricevuto in Italia la laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne e poi ha girato il paese con il tour Grateful, una lettera d’amore per la nostra cultura della quale è sempre stata affascinata.
Ma non finisce qui, perché Patti Smith tornerà a suonare a Roma in un’unica data, il 10 giugno, per la stagione estiva dell’Auditorium Parco della Musica.
Chi sarà Patty Smith? Certamente un personaggio idolatrato, un patrimonio dell’umanità, da proteggere e non dimenticare mai. Non servono altre parole, se non un’ultima raccomandazione che viene direttamente da lei:
«Sentite la vostra forza, la vostra libertà. Voi siete il futuro e il futuro è adesso. Non dimenticatelo, lottate.»
Unica data italiana
- 10 giugno: Roma – Auditorium Parco della Musica – Roma Summer Fest



































