EVANLAND – Giorno 2 // Rocca Maggiore (Assisi)
Il servizio fotografico è stato realizzato da Emanuela Vertolli (https://www.instagram.com/emavertolli_ph/)
C’è un momento, poco prima che il sole spezzi l’orizzonte, in cui il mondo sembra trattenere il respiro. È in quell’istante sospeso che prende vita la seconda giornata di Evanland, il Festival Internazionale del Mondo Interiore che, alla sua quinta edizione, continua a trasformare la Rocca Maggiore di Assisi in un luogo dove le persone smettono di essere semplici individui e diventano una comunità.
L’alba, il cacao e la pioggia purificatrice
I più coraggiosi scelgono di svegliarsi in piena notte. Dall’alto della Rocca assistono al lento nascere del giorno, mentre la luce avvolge dolcemente la valle umbra. Non ci sono applausi, soltanto occhi pieni di meraviglia e un silenzio condiviso che vale più di mille parole. È forse questo il primo insegnamento di Evanland: imparare che anche l’alba può essere una forma di meditazione.
Da quel momento il festival riprende il suo respiro naturale. La cerimonia del cacao invita a rallentare, a ritrovare il contatto con il proprio sentire, mentre le sessioni di yoga accompagnano corpo e mente in un dialogo fatto di equilibrio, presenza e gratitudine. Sono gesti semplici, ma capaci di riportare ogni partecipante al centro di sé stesso, come se il rumore del quotidiano restasse, almeno per un po’, fuori dalle mura della Rocca.
La giornata viene sorpresa da un temporale improvviso che si abbatte su Assisi, costringendo gli organizzatori a rivedere alcuni orari del programma. Ma è proprio nella capacità di adattarsi che Evanland mostra ancora una volta la sua natura più autentica. Nessuno sembra vivere la pioggia come un ostacolo. Diventa piuttosto una parentesi, un invito a rallentare ancora, a lasciare che anche il cielo racconti la sua storia. La festa si è trasformata in un battesimo collettivo, un’occasione per stringersi ancora di più. Immancabile è stato l’incontro con Gio e Bruce, che con la loro presenza illuminata e la solita empatia hanno ricordato a tutti che la vera tempesta è solo quella che ci portiamo dentro, e che insieme si può sempre trovare la calma.
Il ritmo del sorriso e l’estasi del finale
La sera ha riaperto le sue porte alla musica e alla spensieratezza. Ad accendere il palco per primi sono stati Valerio Landini e i suoi Vazza Nikki, veri e propri giullari di luce. Con il loro travolgente mix di rock’n’roll, rockabilly, swing e surf anni ’50 e ’60, hanno trasformato il prato in una balera a cielo aperto. I loro brani originali in italiano — intessuti di testi ironici, surreali e felicemente nonsense — hanno regalato uno spettacolo che fa sorridere, cantare e ballare. Perché ridere insieme significa abbassare le difese e lasciare entrare la gioia.
Poi arriva il momento che tutti attendono. Come da tradizione, la benedizione finale è affidata a Gio Evan. Con una scaletta leggermente modificata rispetto alla prima serata, Evan ha guidato il pubblico in un viaggio emotivo senza tempo. Tra poesie che toccano l’anima, momenti di profonda riflessione interiore e improvvise esplosioni di leggerezza, il concerto si è trasformato in un’onda d’energia contagiosa. Il pubblico ha ballato, cantato e pianto di gioia, lasciandosi trasportare da un sound che cura ed eleva.
È questa la forza di Evan: riuscire a passare, con naturalezza, da una risata a una domanda profonda, da un verso poetico a un’esplosione di musica, ricordando che la leggerezza non è mai superficialità, ma una scelta coraggiosa di guardare la vita con occhi pieni di stupore.
Quando le ultime note si dissolvono nella notte e le luci iniziano lentamente a spegnersi, resta la sensazione di aver vissuto qualcosa che va oltre un semplice festival. Evanland non chiede di essere compreso, ma vissuto. È un luogo dove le emozioni diventano linguaggio comune, dove la musica è soltanto uno dei tanti ponti che uniscono le persone e dove ogni incontro lascia una traccia invisibile destinata a durare ben oltre questi due giorni.
Evanland continua a scorrere dentro di noi, come una frequenza sottile che ci ricorda, ogni giorno, chi siamo davvero.
La scaletta del live di Gio Evan
Spirito Guida
De Dominicis
Ananda
Estrospezione
Modì
Joseph Beuys
L’amarea
Marinconia
Glenn Miller
Scudo
Andy Warhol
L’eleganza del mango
Klimt
A mai più
Pachamama
Metà mondo
Ma bene
A piedi il mondo
Universo da fermo
Hopper
Il Richiamo
Susy





































































































