Arezzo Men/Go Music Fest 2018 – 14ª edizione

Al via la 14ª edizione dell’Arezzo Men/Go Music Fest. Dall’11 al 15 luglio per quattro giorni di musica, cultura e cinema presso il parco Il Prato di Arezzo, in una location interamente rinnovata. I quattro giorni di musica e appuntamenti, ogni sera a partire dalle ore 18 e a ingresso completamente gratuito, compongono un ricco programma curato e organizzato dall’Associazione Music!, promotrice del festival musicale aretino.

Un programma musicale ricchissimo. Tra gli artisti che si esibiranno sul palco quest’anno incontreremo tanti nomi che abbiamo sentito e fotografato spesso in questo periodo come: Cosmo, Frah Quintale, Joan Thiele,Willie Peyote, Gemitaiz, Bud Spencer Blues Explosion, Selton, Clap your hands Say Yeah, I Ministri, Coma_Cose, IvreaTronic, Paletti, Siberia, San Diego, Viito.

Le serate del Festival saranno presentate da Alberto “Pernazza” Argentesi, presentatore televisivo e musicista, ex tastierista del gruppo Ex Otago.

Arezzo – Men/Go Music Fest è realizzato con il patrocinio e contributo di Comune di Arezzo e Regione Toscana, il patrocinio di Camera di Commercio di Arezzo, Provincia di Arezzo e Agenzia Nazionale Giovani e il sostegno dei Main Sponsor Estra, Coingas, Re.V, Nastro Azzurro e Conad, e i partner Redbull, Aperol Spritz, Clipper, Atam, Progetto5 e Confcommercio Arezzo.

Arezzo Men/Go Music Fest 2018
Arezzo Men/Go Music Fest 2018

Intervista a Paco Mengozzi – Direttore Artistico del festival

In occasione di questo festival abbiamo avuto il piacere e l’occasione di intervistare Paco Mengozzi, il direttore artistico della manifestazione.

Diapason Vibe: Partiamo dando il benvenuto a Paco Mengozzi, direttore artistico del Festival. Come prima cosa ci piacerebbe conoscere la storia dietro al festival: come è nato, quali sono le sue origini e come si è evoluto?
Paco Mengozzi: Sostanzialmente il festival nasce da un gruppo di ragazzi, amici e musicisti che si ritrovano in un parco alla periferia di Arezzo dove sono nati e cresciuti. Un posto di ritrovo dove si frequentava un bar appunto in questo parco. Avevamo tutti un gruppo e la sala prove e qui è venuta l’idea di fare una cosa tutta insieme: esibiamoci intanto noi, i nostri amici e chiamiamo qualche altro gruppo a suonare. Così, in un parco, nasce un piccolo festival. Il primo anno dura solo un giorno, poi nelle edizioni successive due giorni, poi tre giorni, sempre più ospiti, un palco più importante. Si aggiungono negli anni l’aria mercatini e l’area ristorazione che crescono insieme al festival. Una crescita e una ricerca aggiuntiva di quello che si poteva fare con le risorse che avevamo disposizione.

Qual è l’origine del nome del Festival?
In questo parco dove ci ritrovavamo da ragazzi c’era questo chiosco estivo, una struttura nel mezzo al parco, ed il bar era di mio padre. La prima persona che ha messo a disposizione una pedana, la corrente elettrica un po’ d’aiuto economico per farci suonare è stata proprio lui. Essendo questo bar un luogo di ritrovo per molti ragazzi e mio padre chiamandosi ovviamente Mengozzi, per darsi un appuntamento si diceva “andiamo dal Mengo”. Quindi, il nome del festival era lì già pronto!

Parlaci del festival, arrivato ora alla sua quattordicesima edizione.
Sì, siamo alla quattordicesima, un’annata particolare. Siamo arrivati l’anno scorso al completo esaurimento degli spazi e delle possibilità logistiche del parco dove siamo cresciuti e ci siamo un po’ guardati intorno insieme al comune e si è ipotizzato di spostarsi per crescere ulteriormente. Abbiamo quindi quest’anno un cambio di location, un ambiente e uno spazio nuovo. Rimane sempre in un parco, però non più quello dove siamo nati e cresciuti, che si trova leggermente in periferia. Adesso il festival è nel pieno centro storico della città.

Questo denota una crescita, un cambiamento ed un’evoluzione del festival stesso.
Sì assolutamente. Un percorso comunque iniziato negli ultimi anni e siamo ben contenti di farlo. Chiaramente siamo arrivati a questo punto facendo grossi sforzi, però siamo ovviamente contenti.

Come si è evoluto negli anni e quali sono state le difficoltà maggiori che avete dovuto affrontare?
Considera, come ti ho detto, che siamo partiti proprio dal basso con l’idea di suonare in primis noi con i nostri gruppi ed i nostri amici su questa pedana messa in un parco e gli strumenti portati da casa. Le primissime edizioni avevano magari solo un ospite, un nome conosciuto, che in quel momento ci piaceva invitare. Da lì ogni edizione abbiamo messo un mattone in più: tra la tecnica, la fase di logistica, il prestigio, l’appeal degli ospiti siamo arrivati a questa edizione che vede la presenza di ospiti come Cosmo, I Ministri, Frah Quintale, Willie Peyote e Gemitaiz tanto per citarne alcuni. Una macchina che è cresciuta tanto, però in una fase delicata. Infatti, 20 anni fa l’ente pubblico se scommetteva su un progetto era in grado di fornire un grosso sostengo mentre oggi i contributi economici sono praticamente azzerati. Le aziende continuano a sponsorizzare, però in un clima un po’ di difficoltà generale i budget sono ridotti. Tutto questo, sommato alla fase attuale del festival, ci da un po’ il polso della situazione e delle difficoltà che ci sono. Chiaramente non è che col biglietto è più facile portare avanti un festival però attraverso le biglietterie hai magari una previsione di introiti che ti aiutano a fare valutazioni diverse.

Quali sono le sfide che si prefigge questa nuova edizione?
Di sicuro mettere delle basi solide in questa nuova location e tararsi un po’ su questo nuovo spazio, perché comunque la prima volta non è mai semplice, bisogna prendere le misure provando sempre a portare avanti la nostra filosofia di evento che rimane principalmente una festa, un modo di stare insieme con la musica. Allo stesso tempo cercare di sviluppare e valorizzare il centro storico che quest’anno appunto ci ospita. Un centro storico, quello di Arezzo, che negli ultimi anni si è un po’ impoverito di una serie di eventi andati a sparire o a cambiare location. Invece noi vogliamo riportare l’attenzione ad un luogo bello, dove si sta bene, dove c’è un flusso di persone che lo ammirano e lo animano. Un evento musicale può essere un elemento di stimolo e di ulteriore valorizzazione.

Sottolineiamo quindi che l’Arezzo Men/Go Fest è un evento il cui accesso è completamente gratuito. Sicuramente un aspetto importante e critico della manifestazione stessa.
Sì, questo è veramente un aspetto delicatissimo perché appunto negli ultimi anni i contributi e i sostegni degli enti pubblici e le sponsorizzazioni delle aziende private sono calati. Un equilibrio che è veramente difficile da gestire perché chiaramente grazie all’ingresso gratuito viene tanta gente, c’è un afflusso importante, ma nessuno è costretto a consumare o a spendere. L’organizzazione è quindi basata molto sulla previsione e sul far funzionare bene il festival cercando di avere comunque un clima bello e piacevole in un contesto che ospita persone di fasce d’età diverse puntando ad abbinare al festival anche un’area di intrattenimento. C’è lo spazio per l’animazione per i bambini, l’area sport e quella relax e tante altre cose che, oltre al concerto e alle esibizioni degli ospiti, fanno godere lo spazio a 360 gradi.

Che significa essere Direttore Artistico di un festival?
Considera che dietro c’è un lavoro enorme durante tutto l’anno. Da una parte di selezione e ascolto, di partecipazione ad eventi e concorsi e dall’altro coordinare uno staff importante di persone che chiaramente, salendo il livello del festival, diventa sempre più impegnativo da gestire e da incastrare dovendo ognuno gruppo poi monitorare e seguire un proprio ambito: dalla logistica, alla produzione dell’evento, all’accoglienza, al catering etc. etc. Uno staff importante che si va a strutturare e dove ogni dettaglio deve essere incastrato nel lavoro complessivo.

Quindi sia attività di scouting degli artisti che poi si esibiranno sia la gestione logistica dell’evento stesso?
Esatto! Questo è un po’ l’incastro, chiaramente mantenendo sempre una linea guida, una propria identità e anche un gusto personale nella scelta degli ospiti che deve però essere coerente anche con tutto il resto del lavoro fatto finora. Bisogna anche gestire un equilibrio sempre abbastanza delicato tra costi, sostenibilità e qualità della proposta. Bisogna possedere anche una discreta conoscenza del proprio territorio perché chiaramente alcune idee e proposte sono eccezionali e funzionano in certi contesti, ma poi portati nel proprio territorio, nella propria zona, magari non funzionano. Un altro dei tanti aspetti da calibrare bene.

Come avviene la scelta degli artisti?
Principalmente gusto personale e attualità della proposta. Poi bisogna incastrare le date, le richieste economiche e la nostra identità precisa. Chiaramente su quattro serate, tutte ad ingresso gratuito, si vorrebbe fare il massimo però bisogna scendere ad alcuni compromessi e ad alcune partecipazioni bisogna rinunciare purtroppo. I cachet degli artisti sono diventati un aspetto importante del mondo live, costi che non si possono coprire solo con la ristorazione o la sponsorizzazione. Anche qui bisogna trovare un equilibrio di sostenibilità.

Parliamo però anche di un festival nel festival. Infatti da quest’anno ospitate la fase finale del premio Musica Futura.
Questo è un progetto complementare che nasce dalla stretta collaborazione con l’etichetta Woodworm. Durante l’anno riceviamo da artisti e gruppi emergenti molte proposte e richieste di partecipazione al festival e non è mai facile la selezione. Abbiamo quindi pensato di proporre un concorso che abbinasse la richiesta di suonare, la voglia di esibirsi live a quella di sviluppare un progetto musicale. Si mette quindi a disposizione lo spazio per esibirsi e la possibilità, grazie al sostengo dello sponsor Ital Preziosi, di coprire i costi necessari all’investimento iniziale e allo sviluppo del percorso dell’artista vincitore. Un mix tra mondi diversi che alla fine si concretizzano nell’esibizione live e nella produzione di un disco.

Però l’Arezzo Men/Go Fest come abbiamo visto non è solo musica. Oltre ai mercatini e alle diverse aree, troviamo Mengo Cult e Mengo Cinema. Ce ne puoi parlare?
Queste sono attività collaterali che abbiamo sviluppato negli ultimi anni in collaborazione con realtà associative e gruppi di ragazzi del nostro territorio che portano avanti progetti artistici che si affiancano volentieri a noi. Mengo Cult è un momento dedicato alla letteratura, ai libri, ai giornalisti e gli stessi artisti, ospiti del nostro festival, che si raccontano ai propri fan. Mengo Cinema invece ospiterà attori e registi, ospiti paralleli alla programmazione musicale, che però attirano un pubblico diverso in un’idea di festival 360°. Tra i diversi ospiti, tanto per citarne alcuni: Giuseppe Battiston, Sergio Martino, Saverio TommasiGiorgio Nardone.

Siete riusciti a coprire tantissimi aspetti che di solito sono prerogativa di grandi festival, complimenti!
La fortuna è di avere da un lato un gruppo di persone ampio che garantisce un supporto costante, in alcuni casi anche in maniera del tutto volontaria da appassionati della musica, e dall’altro aver gestito una crescita lenta però sostenibile, anno dopo anno che ha gettato delle basi solide. Noi abbiamo questo profondo senso del costruire, un po’ per volta, mattone su mattone e come team, questo è un ulteriore aspetto che ci fa stare, nei limiti del possibile, tranquilli nella gestione del festival. Magari qualche anno fa potevamo fare anche le cose più in grande ma avremmo poi rischiato di non essere in grado di gestirle. Anche il cambio di location è arrivato nel momento giusto. Infatti, già l’anno scorso si era in procinto di fare questo grande salto in avanti però non eravamo abbastanza convinti e adeguatamente strutturati per farlo.

Insomma il vostro successo alla fine possiamo dirlo che è un grosso lavoro di squadra?
Il grande supporto del nostro staff, dei volontari, dell’associazione, di tutte le persone che ci vogliono bene e che ci sono vicine ci danno una carica di energia necessaria ed indispensabile nel portare avanti questo progetto perché la fatica è tanta e a volte serve tanta carica. Siamo contenti di avere tutte queste persone intorno a noi ed è veramente importante ringraziare tutti quanti per il lavoro e il loro supporto.