Rivolgiamo alcune domande a Paolo Fosso, compositore e pianista che, insieme al violinista Jacopo Bigi, guida il collettivo musicale Armonite.


Intervista a Paolo Fosso, Armonite
Diapason Vibe: Quando e come è nata l’esigenza di realizzare il vostro disco intitolato And The Stars Above?
Paolo Fosso: Dopo The Sun is New each Day avevo bisogno di un sound meno denso ma altrettanto originale. Così mi sono preso la libertà di spaziare su generi diversi alla ricerca di un’unità stilistica e compositiva che, trattandosi di brani strumentali, è importante restituire.
Con quale criterio hai scelto i brani contenuti nell’album?
Ho strutturato una tracklist che potesse intrigare l’ascoltatore senza annoiarlo: compito non facile visto il genere di musica che proponiamo. Si parte coi brani più immediati; al centro abbiamo lasciato quelli più intimi e distesi, per poi riprendere con forza verso la fine. Bonus track due pezzi cameristici per quartetto d’archi e pianoforte solo.


La musica degli Armonite in un motto, in poche parole…
Rock strumentale per violino elettrico, basso, batteria e tastiera. Dal prog metal all’hard rock, dalla classica alla world music, senza rinunciare all’elettronica e a un pizzico di cultura pop.
Come si trovano gli Armonite con Cleopatra Records di Los Angeles?
Ci siamo subito trovati in perfetta sintonia. Hanno una visione attuale del mercato molto concreta, che gli ha permesso di svilupparsi negli ultimi vent’anni, estendendo l’attività anche all’industria cinematografica. E ci siamo intesi sull’eventuale possibilità di usare i nostri pezzi strumentali per qualche sequenza.
Qual è il messaggio che volete trasmettere con la vostra musica?
L’esistenza di una dimensione verticale che esprime profondità: per citare Shrek, gli orchi sono come le cipolle. Hanno gli strati. Ci piace pensare ai nostri brani così. Dietro la confezione esterna c’è un’interiorità che è forza e bellezza.
Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influito sulla tua personalità artistica?
Ce ne sono davvero tanti! dal vintage dei Beatles, Deep Purple, Yes, Rush, Emerson Lake & Palmer, Jethro Tull, agli anni ‘80 e ‘90: Queen, Metallica, Pantera, Nirvana, Foo Fighters, Dream Theater, Queensrÿche, Spock’s Beard, Porcupine Tree, spaziando a Yanni, Vangelis, Andrew Lloyd Webber – giusto per fare qualche nome, oltre alla musica classica e alla world music.
Un album che ha lasciato un segno indelebile nella vostra memoria?
A 16 anni avevo cominciato ad ascoltare qualche band metal per ribellarmi alla formazione classica, ma non avevo mai sentito niente come Images and Words dei Dream Theater: è un album che ha cambiato le mie prospettive.
Un ricordo di un live?
A Bettmeralp in Svizzera abbiamo suonato a 2.000 metri d’altezza con le Alpi di sfondo. Abbiamo portato tutta la strumentazione con il gatto delle nevi. Un freddo…Ma è stata davvero un’esperienza suggestiva.
Quanto è importante la tecnica nella produzione musicale?
Ci si riferisce erroneamente alla tecnica come alla capacità di esecuzione sullo strumento, ignorando che esiste anche una tecnica compositiva e una tecnica sonora che coinvolge fonici e tecnici del suono. In questo senso, tutto è tecnica, tecnicamente parlando.
Per affermarsi conta più il talento o lo studio?
Chiedilo a chi si è affermato! [ride] Così, a spanne, direi che le variabili sono molte di più e che tutte vadano sviluppate. Aggiungerei la capacità di vendersi, le strategie di marketing, la capacità di intendere il mercato e le sue regole, aspetti che il musicista medio ignora (o addirittura aborrisce) e che invece sono imprescindibili.
Come definisci il rapporto con il tuo strumento musicale?
Una prosecuzione del corpo e della mente. Succede a tutti gli strumentisti che suonano da anni. Si chiama “strumento” perché è uno strumento per esprimere sé stessi.
Abbiamo letto che «Gli Armonite sono stati premiati con una Menzione d’Onore nelle categorie Performance e Instrumental all’International Songwriting Competition 2017 con una giuria composta da Tom Waits, Lorde, Bastille, Billy Cobham, Ziggy Marley, Don Omar, and Keane». Cos’hai provato a ricevere tale premio da così rinomati nomi della musica?
Si trattava di un concorso online. Abbiamo mandato un brano per gioco e, su oltre 16.000 partecipanti provenienti da 140 Paesi diversi, ci siamo ritrovati in finale insieme a una ventina di band. Vincere con il nostro genere sarebbe stato velleitario, ma le menzioni d’onore ci hanno ripagato dei tanti sforzi che quotidianamente investiamo sul progetto Armonite. Una grande soddisfazione.
Su quale palco sogni di suonare?
All’Arena di Verona. Troppo ambizioso? [ride]
Per concludere, un saluto ai nostri lettori
Supportate la musica underground. Un tempo la gente usciva di casa e andava nei locali di musica dal vivo; oggi i locali stanno chiudendo e il mercato della musica dal vivo soffre una crisi senza precedenti. La gente preferisce guardare i propri gruppi preferiti su YouTube. Non dico che è un male, è che stanno cambiando i paradigmi. Quel che non deve mancare, però, è il supporto dei fan. Supportate la musica che vi piace: cercate di finanziarla in qualche modo, comprate i brani da scaricare, seguite i social delle band, interagite con loro e magari aiutatele ad organizzare un concerto.
Diapason Vibe



































