Stelle cadenti dal cielo di Sheffield: Arctic Monkeys

Siamo nella contea inglese South Yorkshire. Godiamo di paesaggi incantevoli durante le giornate soleggiate, camminiamo in parchi perfetti per un picnic o per un barbecue. Siamo in una città immersa nel verde, nella natura, tra un gentile cinguettio ad accompagnare una passeggiata rilassante ed il sorriso delle persone che incrociamo. È il 2006 e siamo a Sheffield. Seduti su una panchina, chiudiamo gli occhi e d’improvviso il nostro udito viene raggiunto da un eco energico, pieno di sostanza musicale.

Alziamo il volume immaginario, apriamo gli occhi e di fronte a noi osserviamo un gruppo di ragazzi suonare. Suonare così bene, da strappare agli Oasis il record inglese di velocità di vendita per un album d’esordio. La nostra vista ed il nostro udito sono rapiti dagli Arctic Monkeys che, tornando ai giorni nostri, è diventata la rock band cult inglese per definizione. Sono artisti, gli artisti di Sheffield che, curiosità, secondo il Daily Mail è la città più felice del Regno Unito. Chissà se uno dei motivi è proprio l’energia rilasciata dalle scimmie artiche. Capaci anche di vincere 6 BRIT Awards ed avere 2 nominations ai Grammy, torneranno in Italia in tre date imperdibili, saltando da Roma a Milano grazie alle forti vibrazioni che sono in grado di creare.

Arctic Monkeys
Arctic Monkeys

Lo stile dei porta bandiera dello Yorkshire è vario ed ampio e nel corso del tempo la band ha aggiornato progressivamente il sound. Il primo vero album, Whatever people say I am, that’s what I’m not, è sorprendente, tanto da entrare nel Guinness dei primati. È tosto, con ritmi rock coinvolgenti, riportando in vita quel punk britannico anni ’70 e ’80 indimenticabile. Col secondo album, Favourite Worst Nightmare, la band conferma la stoffa con un lavoro assai carico, pieno di adrenalina ed una voce, quella di Alex Turner, armonica e perfettamente mixata tra una batteria martellante ed una chitarra graffiante. Il terzo invece, Humbug, mostra al pubblico una modifica di stile. Il suono corposo e scuro, viene dalla parte più nascosta degli Arctic Monkeys, vince il disco di platino in Gran Bretagna e, chicca da non sottovalutare, viene prodotto da Josh Homme, prego chiedere ai Queen of the Stone Age. Il quarto album, Suck It and See, porta un nuovo cambiamento, presentandosi ancor più melodico, sia nel canto che negli strumenti, confermando la varietà di stili degli Sheffield’s boys.

Prima di arrivare al loro ultimo lavoro, gli Arctic Monkeys trovano anche lo spazio per ricoprire un ruolo d’onore alle Olimpiadi di Londra del 2012, suonando alla cerimonia di apertura con una cover di Come together dei leggendari Beatles.

È nel 2013 che incidono l’ultimo album, AM, ancora una volta con delle novità, per esempio l’inserimento di brani ballabili e slanci di ritmo hip hop. Saltando da uno stile all’altro, un punto rimane certo: la band arriva, sempre. È immediata, energica, esplosiva. Tra un’arroganza di accordi, spartiti a gamba tesa e testi che lasciano intendere la tipica vita della provincia inglese, le scimmie artiche sono diventate un fenomeno mediatico. E con lo special guest Cameron Avery, psichedelico artista australiano, bassista e frontman dall’originalissima identità musicale, lasceranno a bocca aperta il pubblico romano e milanese. Faranno spettacolo, siamo pronti a metterci la mano sul fuoco.

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