Il fine artigianato rock dei Jethro Tull
Nel mese di luglio i leggendari Jethro Tull porteranno la loro musica in Italia per celebrare il loro cinquantesimo anno di carriera con ben 6 date. Il 17 luglio saranno a Molfetta, il 18 a Porto Recanati, il 19 a Roma, il 21 a Cagliari, il 23 a Milano e il 24 a Firenze. I fan italiani troveranno sul palco l’iconico leader Ian Anderson – voce, flauto e altri strumenti – l’unico ad aver sempre fatto parte del gruppo, e i componenti più recenti Florian Opahle – chitarra, Scott Ammond – batteria, John O’Hara – tastiere, e David Goodier – basso.


La storia della band inglese prende il via con l’album This Was del 1968, caratterizzato da sonorità rock-folk e blues. Sin da subito il flauto di Anderson si impone come cifra stilistica della band.
L’anno successivo arriva Martin Barre, il chitarrista che accompagnerà il gruppo fino al 2012, ed esce l’album Stand Up, in cui prende forma un rock aggressivo e raffinato al tempo spesso. Qui sono contenuti diversi classici dei Tull come A New Day Yesterday, Back to the Family, Nothing Is Easy, We Used to Know, A Reason For Waiting e ancora la famosissima Bourée, rivisitazione di un brano di Bach.
Il successivo Benefit del 1970 non raggiunge il successo sperato, ma nel 1971 arriva quello che da molti è considerato il loro miglior disco: Aqualung. La celeberrima copertina raffigura un barbone, Aqualung appunto, con le fattezze molto simili a quelle di Andersen. I testi delle canzoni narrano momenti diversi della sua miserabile vita. Memorabili sono i brani Aqualung, Locomotive Breath, My God.
Il 1972 è la volta di Thick as a Brick, album che ascrive il gruppo nel solco progressive che tanto ha caratterizzato gli anni Settanta. Quest’opera porta agli estremi l’idea di concept album, essendo costituita da un’unica suite, un unico lunghissimo brano che viene interrotto solo quando bisogna cambiare il lato del vinile, dove si narrano le vicende del poeta enfant-prodige Gerald Bostock, un personaggio inventato dallo stesso Anderson.
Anche il successivo A Passion Play (1973) è un disco progressive costruito intorno ad una suite interrotta solo da un intermezzo. La critica ha bollato questo lavoro di pretenziosità, mentre molti fan lo hanno amato considerandolo la summa della bravura tecnica di Anderson e compagni.
War Child del 1974 non suscita grandi entusiasmi, mentre Minstrel in the Gallery del 1975 è stato molto apprezzato anche per l’inserimento di fiati e viole che fanno da sfondo a tutti i brani.
Dal successivo Too Old to Rock’n’Roll, Too Young to Die del 1976 fino all’ultimo album da studio, Thick as a Brick 2 del 2012, i Jethro Tull pubblicano numerosi dischi inediti, oltre a diverse antologie. Tra questi meritano una menzione Song From The Wood (1977) – ancora con stilemi progressive, Stormwach (1979) – un album rock, A (1980) – dove compaiono sonorità elettroniche, e Crest Of a Knave del 1987 – vincitore di un Grammy Award come miglior disco Hard Rock.
Con la loro ricchissima discografia i Jethro Tull non hanno certo rivoluzionato il rock, né si sono fatti portavoce di una generazione, ma hanno prodotto artigianato musicale di altissimo livello. Una qualità che è sempre stata premiata dai loro affezionatissimi fan, numerosissimi agli appuntamenti live.


Jethro Tull 50th Anniversary Tour – Le date italiane
- 17 luglio: Molfetta – Banchina San Domenico
- 18 luglio: Porto Recanati (MC) – Arena Gigli
- 19 luglio: Roma – Auditorium Parco della Musica @ Roma Summer Fest
- 21 luglio: Cagliari – Arena in Fiera
- 23 luglio: Milano – Ippodromo Snai di San Siro
- 24 luglio: Firenze – Piazza della Santissima Annunziata @ MusArt Festival

































