Il maledettismo pop dei Baustelle
Questa estate i Baustelle torneranno dal vivo per promuovere il loro ultimo album uscito a marzo, L’amore e la violenza – Vol. 2.
Con una ventina d’anni di carriera alle spalle, il trio di Montepulciano, composto da Francesco Bianconi – autore dei testi e voce, Rachele Bastreghi – voce e tastiere, e Claudio Brasini – chitarra, si è guadagnato un posto d’onore nel panorama del cantautorato italiano del nuovo millennio.
Nei loro 8 album da studio si respirano atmosfere raffinate, cariche di immagini vivide che si imprimono nella mente di chi ascolta, di suggestioni cinematografiche e letterarie. Grande è l’elasticità musicale, capace di spaziare dalla canzone melodica, al synth-pop, al rock, all’elettronica, fino alle sinfonie più magniloquenti. I numi tutelari di Bianconi, vera anima del gruppo, sono i compositori pop anni Sessanta come Burt Bacharach e Phil Spector, gli chansonnier francesi come George Brassens e Jacques Brel, i cantautori italiani come Piero Ciampi e Fabrizio De André, al quale Francesco si ispira anche per il timbro vocale.
I dischi dei Baustelle tratteggiano universi tematici coerenti, spesso sono concept album, seppur non dichiarati.
Il primo, Sussidiario illustrato della giovinezza, esce nel 2000 per l’etichetta indipendente Baracca&Burattini e, pur avendo una diffusione esclusivamente underground, risveglia subito la curiosità del pubblico e ottiene il premio “Fuori dal Mucchio” della rivista Il Mucchio Selvaggio come come “Miglior debutto indipendente”. Le 10 tracce, caratterizzate da un sound lo-fi, restituiscono il ritratto di un’adolescenza tormentata, nostalgica e sensuale. Memorabili sono i brani Gomma e La canzone del riformatorio.
Nel 2003, per un’altra etichetta indipendente – la Mimo Sound Records, esce La moda del lento. Un album dai suoni più raffinati, dove il tema generale è quello dell’amore, sempre carnale, sempre venato di malinconica nostalgia, raccontato con immagini del tutto originali. Il singolo Love affair è forse il brano che esprime al meglio questo mood.
Il successo per Bianconi e compagni arriva nel 2005, quando il gruppo firma per la Warner Music e dà alle stampe La malavita, opera in cui si declina in varie forme il tema del “male di vivere”. Grande riscontro di pubblico hanno La guerra è finita e Un romantico a Milano, mentre I provinciali è un piccolo gioiello sul disagio della vita di provincia.
Il successivo Amen, del 2008 è un grande album, vincitore del Premio Tenco, un lavoro maturo sulla civiltà occidentale contemporanea e le sue perversioni. Un disco che ancora una volta spazia tra i generi, in modo più decisivo e consapevole che in passato. Qui è contenuta la hit Charlie fa surf, ma i brani degni di nota sono molti: Colombo, Antropophagus, Il liberismo ha i giorni contati e altri ancora.
Il 2010 è l’anno di I mistici dell’Occidente, forse l’unico album che non si può definire concept, dove la tematica del misticismo e del distacco dalla realtà (San Francesco, I mistici dell’Occidente) si mescola a temi vagamente politico-sociali (La canzone della rivoluzione, La bambolina) e amorosi (Gli spietati, Follonica).
Fantasma, del 2013, si può considerare il vertice di quella parabola ascendente che va dalla semplicità del primo album ad una sempre maggiore complessità musicale e tematica. È un album ricco, profondo, sofisticato, strutturato come un film, con tanto di titoli di testa, intermezzo, e titoli di coda. I temi sono quelli della morte e dei fantasmi, intesi come spettri dell’anima. Tra le canzoni, molte registrate con la Film Harmony Orchestra di Breslavia (Polonia), spiccano La morte (non esista più), Monumentale e la magnifica Il finale, ispirata al compositore francese Olivier Messiaen, che il 15 gennaio 1941, internato in un campo di lavoro nazista a Görlitz, suonò il suo Quatuor pour la fin du temps davanti a un pubblico di prigionieri e guardie.
Dopo un’opera così importante e a tratti difficile, con gli ultimi due lavori, L’amore e la violenza, uscito nel 2017, e L’amore e la violenza – Vol.2 del 2018, i Baustelle tornano all’immediatezza e alla freschezza, tanto che il primo viene definito dallo stesso Bianconi “oscenamente pop” mentre le canzoni del secondo “dodici nuovi pezzi facili”. In questi due album, specialmente nel secondo, torna prepotentemente la tematica amorosa. I singoli del primo sono Amanda Lear, Il vangelo di Giovannie Betty, quelli del secondo Veronica N.2 e Jesse James e Billy Kid. La leggerezza musicale si scontra ancora una volta con delle liriche mai scontate, in linea con lo stile Bianconi.
Che piacciano o no, i Baustelle sono ormai un’istituzione nel panorama musicale italiano, e sono portatori di uno studio e una qualità raramente riscontrabili nel pop.
Calendario dei Concerti
- 30 giugno: Torrita di Siena
- 13 luglio: Brescia
- 14 luglio: Verucchio @ Verucchio Festival
- 17 luglio: Firenze @ MusArt Festival
- 20 luglio: Bollate (Milano)
- 21 luglio: Cervignano (Udine)
- 28 luglio: Locorotondo (Bari)
- 30 luglio: Roma – Auditorium Parco della Musica @ Roma Summer Fest – Live Report



































