Baustelle – L’amore e la violenza – vol. 2 // Roma Summer Fest 2018

Il servizio fotografico della serata è stato realizzato da Andrea Cavallini (Facebook | Instagram).

È il 30 luglio, un lunedì sera torrido alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. I fan boccheggianti sono in trepida attesa per l’imminente esibizione dei Baustelle, giunti alla tappa conclusiva del loro tour L’amore e la violenza – vol. 2.

Prima delle 21, quando il sole estivo rischiara ancora il palcoscenico, arrivano i Cristallo, duo composto da Francesca Pizzo – la ragazza mora della copertina di L’amore e la violenza – e Angelo Gelo Casarrubia, con il loro dream pop dalle sonorità fredde. A seguire, vibrano le sperimentazioni avanguardistiche di Sebastiano De Gennaro e del Maestro Enrico Gabrielli.

Quando ormai è buio, intorno alle 21.30, sulle note dell’intro di Il Minotauro di Borges, si anima la scenografia, piuttosto essenziale e anni ‘70, in linea con l’estetica degli ultimi due album del gruppo di Montepulciano. Tra gli applausi finalmente entrano Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere), Claudio Brasini (chitarre) e Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni), per l’occasione accompagnati da Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Sebastiano De Gennaro (percussioni – di nuovo sul palco dopo l’opening actcon Gabrielli), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (tastiere e chitarre) e Andrea Faccioli (chitarre). Elegantissimi, nonostante l’afa, quasi tutti indossano stoicamente camicia e giacca. Rachele, di nero vestita, porta un cappello come è solita fare. Francesco però resiste pochi minuti e già durante l’esecuzione del primo brano – La guerra è finita – si libera della giacca e si apre la camicia sul petto.

Nel primo atto del concerto, il più corposo, sono preponderanti i brani dell’ultimo album. Memorabile è l’esecuzione di Tazebao, con una Rachele che, oltre a cantare, balla e suona il tamburello rubando la scena a tutti. Non manca una chicca molto apprezzata dagli adepti più longevi: un’emozionante interpretazione di La canzone del parco, direttamente dal Sussidiario illustrato della giovinezza, opera prima della band.

Dopo una pausa, inizia il secondo atto, il momento più speciale, il regalo che i Baustelle hanno voluto fare al pubblico romano: una sessione che Francesco definisce “bucolica” e “da camera”. Insieme ai nostri, prendono posto sul palco il Maestro Enrico Gabrielli e il Quartetto d’archi Maurice (Georgia Privitera – violino, Laura Bertolino – violino, Francesco Vernero – viola, Aline Privitera – violoncello). Dei sei brani eseguiti dall’ensemble, tre appartengono a L’amore e la violenza: specialmente Amanda Lear e Il vangelo di Giovanni, due pezzi in origine piuttosto ritmati, in questa veste sinfonica risultano molto particolari e interessanti. Gli altri tre pezzi, tra i più toccanti e malinconici del repertorio baustelliano, ossia L’aeroplano, Nessuno e Alfredo, appaiono ancora più struggenti grazie alle sottolineature degli archi.

Nell’ultimo atto, dove ritorna la formazione iniziale, i Baustelle si congedano con pezzi molto eterogenei, tra cui i classici di repertorio, la rara Beethoven o Chopin ghost track di La moda del lento, e, per finire, Caraibi, una canzone composta molti anni fa ma che è stata inserita solo nell’ultimo album.

Siamo al termine, inchino finale sul proscenio di fronte all’ovazione del pubblico. Francesco si asciuga il sudore con un asciugamano nero e, per la gioia dei più feticisti, lo lancia sulla folla. Lo spettacolo è finito, possiamo davvero andare in pace. Amen.

Valentina Martone

Scaletta

Prima Parte

  • La guerra è finita
  • Jasse James e Billy Kid
  • L’amore è negativo
  • Veronica n.2
  • Tazebao
  • La canzone del parco
  • Lei malgrado te
  • La vita
  • Perdere Giovanna
  • Il Minotauro di Borges

Seconda Parte

  • Il Vangelo di Giovanni
  • Amanda Lear
  • L’ aeroplano
  • Nessuno
  • Alfredo
  • Ragazzina

Encore

  • Il liberismo ha i giorni contati
  • Beethoven o Chopin
  • La moda del lento
  • Le rane
  • Caraibi