Haken // Rock In Roma 2019
Il servizio fotografico della serata è stato realizzato da Tiziano Massa (Facebook).
Ore 20.30 i cancelli del concerto sono aperti e ci ritroviamo sul red stage del Rock in Roma il 7 luglio 2019 per assistere al concerto degli Haken, una delle band più importanti della scena prog metal del decennio. Ad aprire il loro concerto sono i New Horizons, una band di Pisa dal suono metal progressive potente e tecnico. Il pubblico, all’inizio scettico, li apprezza alla grande e capisce bene perché sono la band di apertura degli Haken durante tutto il loro tour. I brani proposti mostrano ritmiche frenetiche e riff potenti. Anche il cantante non è da meno e verso le nove e un quarto Oscar Nini, sulle note di una delle loro canzoni, sfoggia una vocalità di tutto rispetto sparando un acuto che dura un minuto circa e che lascia impalliditi tutti. Lasciano lo stage agli headliner regalando i plettri e le bacchette della batteria che vengono raccolte freneticamente dal pubblico che li applaude.
Verso le dieci meno un quarto, introdotti dal suono della Metro-Goldwyn-Mayer e dalle note del Guglielmo Tell arrivano sul palco gli Haken. Il sestetto è composto dalla talentuosa voce di Ross Jennings, il primo chitarrista Richard Henshall, il secondo chitarrista Charlie Griffiths, il bassista Conner Green, Diego Tejeida alle tastiere e keytar e Ray Hearne alla batteria e percussioni. Introducono il concerto con Clear, che apre alle melodie di The Good Doctor, singolo tratto dall’album Vector. L’album, uscito l’anno scorso, è stato accolto positivamente dalla critica e rappresenta probabilmente il loro miglior album. Il suono prog potente e preciso di questa band ha diverse influenze che a volte sembrano prendere ritmi dai Tool e altre vocalità alla Queen. Sulle note di A Cell Divides il pubblico si anima. Gli astanti sono per la maggior parte ragazzi sulla ventina che sono andati oltre le solite note delle radio mainstream e questo gli fa onore. Per fortuna ci sono ancora ragazzi coraggiosi che sfidano i costumi e gli usi di prodotti sonori preconfezionati.
Si continua forte con la sesta canzone quasi arabeggiante, Pareidolia, dove il tastierista Tejeida si sposta davanti al pubblico, suonando la keytar. Il vocalist non si risparmia saltando sul palco e incitando il pubblico facendo roteare l’asta del microfono, ma il brano successivo gli permette un momento per rifiatare. Dopo un cambio di chitarra per Griffiths, viene suonata la strumentale Nil By Month. Segue 1985 dove il cantante torna con addosso occhiali da sole bianchi futuristici in tema. Per quello che ho potuto notare, gli Haken bevono acqua, quindi no alcool almeno on stage. Immagino sia per mantenere alta l’attenzione in modo che nessun elemento alcolico possa alterare i tecnicismi mostrati durante l’esecuzione dei brani.
Il vocalist apprezza molto Roma e, dato che non vengono spesso, annuncia l’esecuzione diverse canzoni “bonus”. E così continuano con Cockroach King, Shapeshifter e Veil che chiudono la prima parte del concerto. Come di consueto, il pubblico li richiama sul palco e, appena risalgono, il bassista Green, inizia con un assolo che annuncia la monumentale Architect. Restiamo tutti impietriti ad ascoltare la montagna di tecnica ed esperienza di questa band. Un concerto spettacolare!
FDC


























































