Opeth // Alcatraz (Milano)

Quello degli Opeth di sabato 9 novembre all’Alcatraz è stato sicuramente uno dei concerti più belli degli ultimi anni. Quello a cui il numeroso pubblico presente ha potuto assistere è stato uno spettacolo davvero straordinario, superiore a ogni aspettativa. La band è risultata compatta e affiatata, le esecuzioni perfette e senza sbavature. L’equilibrio perfetto dei suoni, la regolazione e il bilanciamento ineccepibili hanno permesso di apprezzare in ogni momento gli straordinari virtuosismi di questo gruppo storico che ha fatto della qualità il proprio marchio di riconoscimento. 

Mikael Åkerfeldt, voce e chitarra, nonché fondatore e mente creativa del gruppo, è una presenza forte e decisamente imponente, sul palco così come lo è in studio: suoi sono quasi tutti gli assoli di chitarra del concerto, suo il cantato, magnifico, suo l’intrattenimento, fatto inizialmente a mezza voce, poi con più sicurezza, con varie battute e qualche divertente scambio col pubblico. Per tutta la serata canta in maniera chiara e intensa, passando con sicurezza dal pulito degli ultimi anni al growl deciso che ha contrassegnato il sound degli inizi, e la bravura con cui riesce in entrambi gli stili passando con sicurezza dall’uno all’altro si spera che metta finalmente a tacere tutte le voci che si erano inseguite sulla sua scelta di dare una virata così forte allo stile della band. 

In effetti, gli Opeth sono attualmente una band prog a tutti gli effetti, ma le varie anime di questo gruppo sono in continuità e non in contrapposizione, come confermato dalla performance ineccepibile offerta sabato sera. La scaletta, ricca e varia, abbraccia sia brani tratti dal nuovo album In cauda Venenum sia brani del passato, tra grandi classici e alcune sorprese inaspettate e sicuramente di grande effetto. I pezzi sono arrangiati in maniera fenomenale e si susseguono in maniera equilibrata e fluida, risultando coerenti e in equilibrio tra di loro e mostrando come quello degli Opeth sia un percorso di continua, costante e naturale evoluzione che non li snatura, ma segue precise scelte stilistiche senza che la qualità ne risenta in alcun modo.

Sul palco i musicisti formano una squadra compatta e solidissima, e sembrano avere un metronomo interno, sicuramente grazie in particolar modo al lavoro incredibile del batterista Martin Axenrot – posto al centro del palco su una pedana rialzata – decisamente energico e sempre perfettamente a suo agio coi tempi dispari, che rendono ogni canzone un concentrato di tecnica sopraffina, oltre che un piacere meraviglioso da ascoltare. 

Il lavoro di Martin Mendez al basso, d’altro canto, è fondamentale e ineccepibile: assolutamente preciso e spaventosamente potente e presente, nonostante la posizione defilata alla sinistra di Axenrot, ha garantito pienezza e ritmo alle composizioni, e, insieme al batterista e a Joakim Svalberg alle tastiere, ha tenuto su un muro di ritmo solido e forte, compatto e travolgente. 

Le chitarre del buon Åkerfeldt e di Fredrik Åkesson, in prima linea, sono sempre perfettamente all’unisono, si inseguono eseguendo virtuosismi in punta di dita e regalano al pubblico una serie notevole di assoli che impreziosiscono i brani come gemme incastonate nel metallo più puro e prezioso.

Il concerto inizia alle 20 precise, dopo un velocissimo cambio di palco a seguito della performance solida e calda dei The Vintage Caravanpower trio islandese di notevole talento che sta avendo un successo crescente. 

I volti dei cinque componenti degli Opeth campeggiano per un breve momento sul maxischermo, parte di un video che gradualmente va a disegnare il logo della band, magnifico, a tutto schermo. Il tutto accompagnato da Livets Trädgård, che con i suoi suoni cupi e ipnotici riempie tutto l’Alcatraz e crea un silenzio denso e carico di aspettative: tutti gli sguardi improvvisamente sono concentrati sul palco, e quando i musicisti fanno il loro ingresso parte un boato, tra scrosci di applausi e voci che gridano la propria emozione. Inizia Svekets Prins, e viene da domandarsi se gli Opeth abbiano deciso di proporre tutto il nuovo disco in ordine di brano…L’esecuzione è perfetta e intensa, esattamente come nell’album. La scelta di presentare in svedese i brani tratti dal nuovo album è particolare ma assolutamente coerente, dato che In Cauda Venenum è stato pensato e concepito in questa lingua, per cui si è deciso di proseguire sul palco con questa linea di pensiero. 

Il maxischermo dietro la band è uno spettacolo nello spettacolo: vengono infatti proiettate per tutta la serata magnifiche immagini che accompagnano e aggiungono ulteriori significati ai brani. Il visual è stupendo: cieli stellati, foreste buie e profonde, una visione straordinaria del pianeta terra in movimento, la luna magica nel cielo notturno, fiamme ardenti nonché esplosioni psichedeliche di luci e colori, tutto si fonde e si amalgama perfettamente con la musica, creando intrecci unici che catturano l’attenzione e fanno viaggiare con la mente in una dimensione quasi onirica, dando vita a emozioni fortissime che si inseguono brano dopo brano. Tutto è in perfetta armonia.

La successiva The Leper Affinity fa esplodere l’Alcatraz! Il pubblico si esalta, è in visibilio, applaude e canta. Il growl di Åkerfeldt è impeccabile, limpido e strutturato, senza niente da invidiare ai tempi passati. 

La cavalcata di Hjärtat Vet Vad Handen Gör viene accolta con incredibile entusiasmo, e il brano dal vivo guadagna in ruvidezza e forza, cui segue l’oscurità cupa e spettrale, intensa e maestosa di Reverie / Harlequin Forest. Il pubblico applaude e acclama più volte a gran voce i componenti della band, italianizzandone i nomi – un tripudio di “Michele” e “Martino” gridati con forza da tutte le parti.

Durante la serata Åkerfeldt a un certo punto fa un sentito ringraziamento all’Italia, il cui pubblico è stato tra i primi ad apprezzare la musica proposta dagli Opeth fin dal loro primo tour, e dichiara gratitudine e affetto per il nostro paese, che ha visto nascere, negli anni ’70, moltissime formazioni progressive rock a lui decisamente care. E i brani successivi, le bellissime Nepenthe e Moon Above, Sun Below – sorprese inaspettate ma assolutamente gradite dal pubblico – sono un tripudio di musica prog, a conferma della grande e straordinaria varietà della scaletta e soprattutto dell’amore spropositato del frontman per questo genere. Si tratta di composizioni decisamente difficili e complesse da suonare, come sottolineato da Åkerfeldt stesso, ma l’immensa bravura tecnica e la lunga esperienza dei componenti rendono l’esecuzione perfetta ed emozionante. 

Per presentare il pezzo successivo Åkerfeldt dichiara che è un brano lento di grande successo, e che ci sono state coppie che sono sposate, con questo brano come colonna sonora, persone che hanno fatto sesso, sulle note di questa canzone e che, beh, anche lui lo ha fatto! Hope Leaves dal vivo è struggente e bellissima, intensa e ardente tanto da vibrare dentro e lasciare senza fiato: un’esperienza incredibile che lascia dentro un’emozione profonda. L’assolo di Fredrik Åkesson è un dono prezioso, un momento di magnifica magia. 

Il ritmo risale con The Lotus Eater, brano dark e potentissimo che scalda gli animi, e con la straordinaria Allting Tar Slut, che dal vivo è potente ed estremamente efficace. 

Il gruppo esce di scena accompagnato da fischi e cori, ma rientra subito dopo per l’encore e regala al pubblico in fibrillazione una doppietta da brividi: Sorceress è un tripudio di bellezza e Deliverance è devastante, straordinaria, densa di assoli interminabili. Un finale col botto, perfetta conclusione di un concerto straordinario. 

Gli Opeth si confermano una live band straordinaria, come poche altre nel panorama attuale. L’immensa bellezza del suono, la bravura tecnica dei musicisti, la sognante e ipnotica magia del visual e l’eleganza potente della prestazione hanno dato vita ad un concerto di altissima classe.

Setlist:

  • Tape: Livets Trädgård
  • Svekets Prins
  • The Leper Affinity
  • Hjärtat Vet Vad Handen Gör
  • Reverie/Harlequin Forest
  • Nepenthe
  • Moon Above, Sun Below
  • Hope Leaves
  • The Lotus Eater
  • Alting Tar Slut

Encore:

  • Sorceress
  • Deliverance

Adriana Serra