King Crimson, infaticabili esploratori di territori musicali

Il 22 e il 23 luglio, in occasione del Roma Summer Fest, all’Auditorium Parco della Musica si esibiranno i King Crimson. Ad accompagnare il demiurgo-chitarrista Robert Fripp ci sarà una super formazione composta dai tre batteristi Pat Mastelotto, Gavin Harrison e Jeremy Stacey, il poli-strumentista Bill Rieflin alle tastiere, il chitarrista e vocalist Jakko Jakszyk, nonché gli storici Tony Levin al basso e Mel Collins al sassofono e al flauto.

La celebre band britannica, che tuttavia ha annoverato più volte anche membri statunitensi, nasce nel 1969, in un periodo particolarmente fecondo per il rock. Se in quegli anni musicisti come i Led Zeppelin e i Black Sabbath sono intenti a inasprire il blues per dar vita all’hard rock, altri come i Nice e i Procol Harum esplorano il rock contaminandolo con il jazz e la musica classica. I nascenti King Crimson appartengono a questa seconda famiglia: siamo agli albori del progressive rock e dell’art-rock. È un rock colto, di testa, dedito alla ricerca musicale, che non mira né al divertimento né alla ribellione.

King Crimson - In the Court of the Crimson King
King Crimson – In the Court of the Crimson King

Una siffatta idea di musica è incarnata alla perfezione da Robert Fripp, chitarrista e vera anima del gruppo, unico componente sempre presente, ricercatore infaticabile di soluzioni sempre nuove. Pur essendo stato permeabile agli apporti artistici di coloro che di volta in volta sono passati dalla “corte del Re Cremisi”, ne ha sempre tenuto le fila, decidendone le varie formazioni – quasi una diversa per ogni album – e decretandone le molteplici morti e rinascite.

Il primo disco In the Court of the Crimson King (1969) è una pietra miliare del prog e del rock tutto, con i suoi 5 brani cantati da Greg Lake, futuro leader degli Emerson Lake & Palmer. Memorabili sono la potente traccia di apertura, 21th Century Schizoid Man, e quella di chiusura, The Court of the Crimson King. I successivi tre album, In The Wake Of Poseidon (1970), Lizard (1970) e Islands (1971), costituiscono altrettanti importanti tasselli della storia progressive.

Con Larks’ Tongues in Aspic (1973) si inaugura una seconda fase per il gruppo, in cui la sezione ritmica acquista maggiore importanza e la chitarra di Fripp diventa sempre più distorta. Il punto d’arrivo di questa fase è Red (1974), album che Kurt Cobain definiva “il più grande di tutti i tempi”.  Le sue sonorità aspre sono talvolta state accostate a quelle dell’heavy metal, specialmente nella title track e in One More Red Nightmare.

Dopo cinque anni di pausa, Fripp, che nel frattempo aveva inanellato preziose collaborazioni con personaggi come Peter GabrielDavid Bowie e Brian Eno, mette insieme una nuova formazione per i King Crimsoncon cui fa uscire Discipline(1981). Quest’ultimo e i due album successivi, Beat (1982) e Three Of A Perfect Pair (1984), si iscrivono nel solco new-wave tipico del decennio 80.

Negli anni 90 Fripp si inventa la formula del “doppio trio” – due chitarre, due bassi e due batterie – formazione con cui pubblica Thrak (1995). Nel 2000 esce The ConstruKction Of Light, tra prog e industrial, e nel 2003 The Power to Believe, il loro ultimo lavoro da studio, un album progressive con incursioni elettroniche.

Con i continui mutamenti di formazione e con la voglia implacabile di esplorare generi musicali sempre diversi, i King Crimson hanno attraversato i decenni senza invecchiare troppo, diventando fonte di ispirazione per i musicisti provenienti dagli ambienti più svariati. Quella del Roma Summer Fest è un’opportunità imperdibile per ritrovare o scoprire Fripp e compagni, che, col la loro predilezione per l’improvvisazione, proprio nel live trovano la loro vera dimensione.