Tara e Sarafine // Mood Summer Fest – Rende (CS)

Il servizio fotografico e il racconto della serata è stato realizzato da Paolo Porco (Paolo Porco Fotografo Progetto Pmf)

In una splendia serata di inizio estate, sul palco del Mood Summer Festival, si sono esibite due delle esponenti più originali e interessanti del panorama musicale italiano degli ultimi anni: Tära e Sarafine.

Entrambe hanno in comune gli inizi ad X-Factor ma ora stanno trovando un proprio percorso indipendente e, come dicevo, assolutamente originale. Il risultato? Due live coinvolgenti dalle atmosfere musicalmente diversa ma in egual modo accattivanti e interessanti.

Si parte con Tära.

La doverosa premessa è che, andando oltre quelli che possono essere i gusti musicali di ognuno di noi, questa ragazza, nata in Italia da rifugiati palestinesi, merita un plauso per il messaggio che la sua musica tenta di veicolare. Fortemente identitario ma al contempo con un anelito di unità e fratellanza notevole. Non ho voluto però lasciarmi troppo influenzare da quella che poteva essere una quasi scontata empatia per il trascorso difficile di Tära  e della sua famiglia, da cosa deve essere stato arrivare da rifugiati e cosa deve essere ancora oggi vedere ciò che sta accadendo. E non l’ho fatto perché credo che questa ragazza meriti rispetto, successo e non compassione fine a sé stessa. Entrando prettamente nell’ambito musicale, devo dire che ho trovato il suo Arab’nB estremamente godibile anche per uno come me che è sicuramente più figlio del buon vecchio rock che di certe atmosfere musicali. Sarà anche il fatto che Tära ha una voce bellissima e soprattutto che calza a pennello per questo tipo di sound. Il suo nuovo EP Zefiro racchiude tutti i suoi recenti singoli che ovviamente  Tära propone nel suo live. Diaspora, Dunya, Mezzaluna, Hala, solo per citarne alcuni, sono tutti estremamente raffinati e il pubblico dimostra di gradire e non poco questo tipo di atmosfere. Anche se si tratta di un tipo di proposta musicale estremamente lontana dal mainstream, soprattutto italiano, non faccio nessuna fatica a credere che di questa ragazza sentiremo ancora parlare.

Il secondo live di serata vede sul palco Sarafine.

Anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad una proposta musicale sicuramente diversa e orginale. D’altronde, sin dal suo triofno ad X-Factor nel 2023, si era già capito che questa ragazza sarebbe stata, paradossalmente, tutto tranne che pop. Qui parliamo di radici che affondano nel fertilissimo terreno della musica elettronica con contaminazioni drill, dubstep, trap e, ovviamente, di musica calabrese e folk in generale. Questo blend di generi fa si che Sara non risulti mai piatta, benché, soprattutto nel genere elettronico, scivolare nel piattume sia tutt’altro che raro. Nel caso di Sarafine non è assolutamente così, e il suo live è il suo manifesto. Sara sul palco balla, suona e canta  senza risparmiarsi un attimo, con la bravura di una professionista ma con lo stesso entusiasmo di una ragazza che canta a squarciagola le canzoni  che ascolta in cuffia magari saltando sul letto di una cameretta. Sinceramente trovo questa purezza meravigliosa. Ad aggiungere ancora più boost al concerto è, ovviamente, il fatto che Sara giochi in casa, essendo calabrese e che il palco del Mood Summer sia a pochi passi da quei luoghi che hanno sicuramente contribuito alla sua formazione, non solo scolastica. Si percepisce emozione in Sara ma il live è, come sempre, potentissimo. Il pubblico è totalmente coinvolto. La regina della Macarena, Malati di Gioia , la personalissime cover di Riturnella e Lu rusciu di lu mare, sono brani su cui stare fermi è impossibile. Ma il live riserva due ulteriori perle. La prima è una bellisima versione acustica di potevamo fare schifo insieme e, soprattutto, lo strepitoso e viralissimo remix in cui Sarafine utilizza degli estratti audio di Dario Brunori in cui il Messia Calabro regala perle di saggezza.

Voglio chiudere questo articolo con una in particolare: se esiste una Seattle italiana, è sicuramente in provincia di Cosenza!. E se lo dice Dario…chi siamo noi per contraddirlo? Vero Sara?